Addio anche al San Giacomo: spuntano le catene di protesta

Manifestano medici, infermieri ed esponenti Pdl: «Inaccettabile»

L’ennesimo fulmine a ciel «poco» sereno della sanità ha colpito anche i medici e tutti i dipendenti dell’ospedale San Giacomo che, con l’approvazione, ieri mattina in consiglio regionale del maxiemendamento sulla legge di assestamento di bilancio della Regione, hanno assistito, furibondi, alla decisione di chiudere il nosocomio al civico 29 di via Canova. Dal reparto di ematologia della struttura del Centro storico arrivano le prime stroncature sull’emendamento che porta la firma del presidente della Regione e commissario ad acta per il piano di rientro, Piero Marrazzo. «La sanità non è un privilegio ma un diritto - tuona un medico -. I pazienti sono come i nonni di famiglia puniti per le marachelle del nipote. Quale sarà la sorte dei malati in dialisi che necessitano di cure quotidiane?», si chiede. «Trentamila interventi di pronto soccorso, 5mila ricoveri all’anno, 170 posti letto: numeri significativi di cui forse non si è tenuto conto nell’approvazione della legge sull’assestamento», sottolinea un’infermiera del reparto di ortopedia. E contro la manovra regionale, si schierano gli esponenti politici del Pdl che si sono incatenati, ieri, davanti all’ingresso della struttura, rendendo l’atmosfera incandescente. Il gesto di protesta dei consiglieri del I municipio, Fabrizio Sequi, presidente della commissione Trasparenza, e Maurizio Forliti, vicepresidente della commissione Commercio, che hanno dichiarato che «la mancanza di chiarezza del governatore sulla destinazione dei dipendenti del San Giacomo in seguito alla chiusura è inaccettabile», ha innescato immediatemente altre accese polemiche. Dissente dalla decisione di chiudere l’ospedale anche il consigliere regionale della Federazione cristiano popolari, Fabio Desideri, che parla di vendita «dei gioielli di famiglia». «Marrazzo - dice Desideri - non ha la bacchetta magica, ma neanche il senso della misura. Ha deciso di chiudere ben tre strutture ospedaliere tra cui il San Giacomo, che ha un patrimonio genetico di settecento anni». E la pioggia di obiezioni continua a cadere sulla decisione della giunta Marrazzo. «Il Commissario mina il diritto alla salute dei cittadini del Lazio e piange, invece, miseria nei confronti di un Governo nazionale fin troppo generoso», dichiara Luigi Celori, presidente della commissione per la riforma del sistema sanitario nel Lazio. È il delegato del sindaco per il centro storico, Dino Gasperini, a spiegare la prima di una serie di mobilitazioni che saranno messe in campo per scongiurare la chiusura della struttura sanitaria: «Alla ripresa dei lavori consiliari, convocheremo un consiglio straordinario ad hoc che avrà come ordine del giorno la questione San Giacomo».