Addio arretrati se il dicastero cambia il nome

Spacchettamenti e accorpamenti hanno reso difficile capire chi deve liquidare le bollette. E Montecitorio contesta i versamenti

da Roma

Non ci sono solo tagli al bilancio degli enti pubblici tra le cause che determinano il mancato pagamento della tariffa sui rifiuti (Tari). In alcuni casi è la stessa burocrazia a creare confusione di ruoli e a determinare comportamenti poco virtuosi. Come nel caso del ministero delle Comunicazioni che deve alla municipalizzata romana Ama circa 3,2 milioni.
Spacchettamenti e accorpamenti del dicastero hanno reso difficile comprendere chi deve pagare e quanto. «Il palazzo di viale America - spiega Michele Borelli, direttore generale per la gestione delle risorse strumentali e informative - è del vecchio ministero delle Poste e Telecomunicazioni e la riforma risale al 1994». I tecnici delle Poste, che ancora ne occupano una parte, si stanno interessando della divisione per millesimi di modo che la Spa e il ministero possano adempiere agli obblighi, ma la procedura va a rilento. «La prima comunicazione inviata a Poste - aggiunge Borelli - risale a 3-4 anni fa, ma i loro uffici non ci hanno fatto sapere ancora nulla».
Grosso modo la stessa situazione del ministero delle Infrastrutture, che nel 2001 ricomprese Lavori pubblici e Trasporti, nel 2006 fu spacchettato nuovamente e oggi è tornato un unicum. «Mancano fondi statali», si sono limitati a far sapere da via Nomentana. Maria Domenica Testa, direttore generale per la politica finanziaria del ministero dell’Istruzione, ha invece messo in risalto come l’articolo 33-bis dell’ultimo decreto milleproroghe abbia consentito al ministero di farsi carico delle tariffe sui rifiuti non pagate dalle varie istituzioni scolastiche in tutta Italia (a Roma tra i grandi debitori figurano scuole medie ed elementari; ndr).
Insomma, di volta in volta che il Tesoro concede risorse al ministero si pagano i debiti delle scuole e, piccolo particolare, a Napoli gli istituti sarebbero in debito di 18 milioni con il Comune per la Tarsu. Altro piccolo particolare: l’emergenza-rifiuti ha costretto molte scuole a chiudere per alcuni giorni.
In altri casi ci sono priorità più stringenti. «Abbiamo fatto un’autodenuncia per metterci in regola - racconta il dottor Giuseppe Celotto, Direttore generale personale del ministero della Salute - perché fossero fatti gli opportuni accertamenti: il debito del 2000 e del 2001 è prescritto, mentre restano gli importi dal 2002 in poi e abbiamo chiesto al Tesoro di intervenire, ma se abbiamo delle disponibilità preferiamo impiegarle per far circolare le auto dei Nas che svolgono un servizio sociale importante». Alla Camera, invece, si registra una certa meraviglia. «Abbiamo già predisposto il versamento per il primo semestre 2008 e sono 495mila per tutti gli immobili della Camera dei deputati ed è stato inoltre pagato un conguaglio di 82.345 euro per il 2006». A sentir Montecitorio i 243mila euro dei tabulati Ama non corrisponderebbero alla realtà.
Per altri enti è stato difficile ottenere risposte: all’Economia le competenze sono ripartite tra Affari generali e Tesoro, per ottenere informazioni dalla Difesa sono necessarie lunghe autorizzazioni interne. Il maggior debitore, la Fao, non ha rilasciato commenti.