Addio a Bo Diddley, re del rock che suona il ritmo della giungla

La sua chitarra schizofrenica ha influenzato Clapton e Hendrix

Chi ha ascoltato il primo rock’n’roll non può dimenticare i ritmi furibondi della sua chitarra. Ritmi spezzati, schizofrenici, percussivi che caratterizzarono il sound di Bo Diddley, monumento e pioniere del rock morto ieri a 80 anni. Nato in Mississippi e trasferitosi a Chicago, insieme con Chuck Berry ha trasformato il rhythm and blues elettrico in un suono sferzante, animalesco che ha cambiato il modo di suonare la chitarra influenzando artisti come Jimi Hendrix ed Eric Clapton (con Clapton si è esibito spesso anche in questi ultimi anni).

Nessuno suonava la chitarra come Bo (vero nome Ellas McDaniel) che spesso martellava su un solo accordo cambiando freneticamente tempo e velocità di esecuzione. S’ispirava al battere sincopato dei tamburi africani, alla libertà armonica di John Lee Hooker, a un misto di blues e rhumba che è stato definito «Bo Diddley Beat» o «Jungle Sound». Con la sua chitarra Gretsch quasi quadrata, i suoi celebri cappelli, gli atteggiamenti clowneschi ha cantato tutta la rabbia e la gioia liberatoria del r’n’r. Musica trasgressiva la sua; sensuale e anarchica tanto da uscire dal ghetto e colpire al cuore il pubblico bianco. Una bella lotta tra lui e Chuck Berry, anche se Berry, piegandosi di più alle leggi del mercato, ebbe maggiori hit in classifica.

Ma quando entrò per la prima volta in sala d’incisione, Bo fu un uragano. Registrò la sferzante Bo Diddley affiancato da giganti del blues come il pianista Otis Spann e l’armonicista Lester Davenport e la portò subito in vetta alle hit parade. Tra i suoi successi I’m a Man - il classico contro il razzismo cui Muddy Waters rispose con Oochie Coochie Man, costruita sullo stesso giro d’accordi che ha fatto epoca -, e poi brani ripresi da decine di star del rock come Who Do You Love?, Pretty Thing, Mona, Roadrunner, nati senza mai modificare il suo stile, come cercavano di fare con sforzi controproducenti colleghi come Little Richards o Elvis. Nel nuovo millenio era ancora attivissimo; nel 2005 ha festeggiato mezzo secolo di musica con un lungo tour e conquistato decine di premi (è stato eletto da vivo nella R’n’r hall of Fame). Diddley però è sempre rimasto un ribelle. Quando Elvis nel 1956 scandalizzò il pubblico con i suoi ancheggiamenti in tv, per fare ammenda ritornò cantando immobile, in abito da cerimonia e cravatta bianca, una versione da educanda di Hound Dog. L’anno prima Diddley, invitato al popolarissimo Ed Sullivan Show, accettò di cantare la ballata Sixteen Tons ma, all’ultimo momento, si scatenò in una versione di Bo Diddley che lasciò tutti di sasso e fu scacciato senza appello.