Addio a Bovio, il Palazzo tace per un minuto

L’omaggio con una frase di Calamandrei Domani i funerali

Il giorno dopo è un vuoto ingombrante. Corso Bovio, l’avvocato, l’insigne giurista, il collega, l’«avversario» dell’aula non c’è più. Palazzo di Giustizia si raccoglie nell’aula Magna. Per tutti, «se n’è andato un amico».
C’è il Procuratore della Repubblica Manlio Minale, ci sono il presidente di Corte d’Appello Giuseppe Grechi e il presidente del Tribunale Livia Pomodoro. Ci sono molti magistrati, di quelli che ha «sfidato» nelle ultime inchieste milanesi, come Eugenio Fusco, Giulia Perrotti e Luigi Orsi, e soprattutto tanti colleghi. «È difficile pensare di andare avanti senza Corso Bovio - dice il presidente dell’Ordine degli avvocati di Milano, Paolo Giuggioli -. Anch’io ho pianto per la sua scomparsa». «Le condoglianze e le affermazioni di stima di solito riservate a qualcuno che ci lascia - aggiunge l’avvocato Giuliano Spazzali - sono spesso convenzionali. Invece, ho la certezza che questo dolore è assolutamente autentico e difficile da esprimere a parole. È sbagliato interrogarsi sulle cause di questa morte perché esse stanno dentro ciascuno di noi, almeno come possibilità». L’avvocato Ivano Chiesa, amico e collega per 14 anni di Bovio, ricorda che «Corso era l’incarnazione del detto “signori si nasce”. Il suo tratto distintivo era un’eleganza innata». Ancora, «era onesto fino in fondo, senza compromessi. (...)