Addio a Bracco e Zambon, industriali della salute

Entrambi cavalieri del lavoro, li univa l’impegno per la ricerca e la passione per il lavoro

Sono stati amici e colleghi in vita, e sono scomparsi a poche ore di distanza: Fulvio Bracco e Alberto Zambon, due industriali tra i più rappresentativi della farmaceutica italiana; da tempo avevano lasciato ai propri successori la guida delle rispettive aziende, ma la loro presenza era tuttora occasione di orgoglio e di confronto per le nuove generazioni. Bracco, 98 anni, è scomparso sabato, Zambon, 83, ieri mattina. Entrambi erano di «seconda generazione» e avevano contribuito concretamente alla rinascita dell’industria italiana postbellica: li accomunava l’impegno per la ricerca, la forte passione per il lavoro, la capacità di visioni d’anticipo e di orizzonti ampi, qualità essenziali per il successo di un’impresa.
Fulvio Bracco era nato in Istria, a Neresine, nel 1909. Figlio di Elio, fondatore dell’azienda, si laureò in chimica e farmacia nel 1933, e dal 1934 affiancò il padre in azienda. Dopo la seconda guerra mondiale avviò lo stabilimento di Lambrate, quartier generale del gruppo, e lanciò l’azienda nel nuovo settore della diagnostica medica, individuando nei mezzi di contrasto il settore di produzione e di ricerca su cui puntare. Fulvio Bracco fu tra l’altro vicepresidente di Confindustria, presidente di Assofarma (oggi Farmindustria) e Aschimici (oggi Federchimica). Fu nominato cavaliere del lavoro nel 1963. Quest’anno ricorre l’ottantesimo anniversario del gruppo Bracco, presente con stabilimenti e poli di ricerca in Italia e all’estero, che oggi impiega 2.100 persone e fattura 800 milioni, per il 60% sui mercati esteri. Alla guida ora c’è la figlia di Fulvio, Diana, presidente dell’Assolombarda.
Anche Alberto Zambon succedette al padre Gaetano, fondatore dell’omonimo gruppo che aveva sede a Vicenza. E fu proprio Alberto a trasferire, nel 1962, il quartier generale a Bresso, alla periferia di Milano, convinto che un’azienda a forte vocazione internazionale dovesse essere più centrale rispetto alle vie e ai mezzi di trasporto, per rendersi accessibile a scienziati, manager e ricercatori di tutto il mondo. E fu lui a trasformare l’azienda paterna - che nel 2006 ha compiuto cent’anni - in una vera multinazionale, creando stabilimenti e sedi in Europa, nelle Americhe e in Asia. L’impulso che diede al gruppo s’imperniò su due cardini: la visione sempre aperta ai mercati esteri e l’incessante stimolo per la ricerca. Alberto assomigliava al padre per determinazione, serietà, capacità di visioni d’insieme; fu il capo riconosciuto di una famiglia numerosa che intrecciò felicemente i suoi destini a quelli dell’impresa.
Alberto Zambon, classe 1924, si laureò prima in chimica, nel 1946, all’università di Padova e poi in farmacia in quella di Pavia. Nel 1989 gli arrivò una terza laurea dall’Università di Bologna, questa volta honoris causa; nel 1987 fu nominato cavaliere del lavoro. Anche il gruppo Zambon - 2.500 dipendenti, 500 milioni di fatturato, per il 75% realizzato all’estero - è ancora oggi saldamente nelle mani della terza generazione di famiglia, rappresentata dai cinque figli di Alberto: Gaetano, Andrea, Margherita, Chiara ed Elena.