Addio cabine telefoniche? A Milano solo nove rischiano di chiudere

Al via tra pochi giorni il piano di dismissione degli impianti Telecom, ma dei 2.800 apparecchi pubblici presenti in città sono una minima parte potrebbe essere smantellata

Sarebbero dovute sparire nel giro di qualche mese e invece sulle vecchie cabine telefoniche si potrà contare ancora per parecchio tempo. Dei circa 2.800 impianti di telefonia pubblica presenti a Milano, solo 9 infatti potrebbero essere smantellati nelle prossime settimane sulla base del progressivo piano di dismissione avviato da Telecom lo scorso giugno. Per sapere quante cabine verranno di fatto eliminate, però, bisognerà attendere mercoledì prossimo quando, scaduti i termini per la presentazione di eventuali opposizioni da parte di cittadini, associazioni e Comune, l'Agcom darà il via libera definitivo alla rimozione. Con 130mila postazioni, 1 ogni 450 abitanti secondo dati Telecom del 2008, l'Italia registra il più alto rapporto tra numero di telefoni pubblici e cittadini d'Europa, dove le media è invece di 1 ogni 1100. Il cambiamento delle abitudini causato dalla massiccia diffusione di cellulari, phone center e internet point ha però enormemente ridotto negli ultimi anni l'utilizzo delle vecchie cabine. Dal 2001 al 2008, sempre secondo dati Telecom, il numero totale di conversazioni da postazione fissa è infatti calato a livello nazionale dell'88%, mentre i minuti di conversazione si sono ridotti del 90%. Un dato scontato se si considera che dall'80% delle cabine telefoniche vengono effettuate meno di 3 chiamate al giorno. E proprio il numero giornaliero di chiamate è il criterio al quale ha fatto riferimento Telecom per questa prima fase della dismissione. Le 9 cabine che potrebbero essere smantellate a Milano sono, infatti, quelle che registrano meno di una chiamata al giorno. Per questi impianti, precisa però la società telefonica, si parla per ora solamente di «ipotesi» di rimozione. La parola finale spetta, infatti, ai cittadini e all'Agcom. Come previsto dalla delibera dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni che lo scorso febbraio ha dato il via libera alla revisione dei criteri di distribuzione degli impianti voluta da Telecom, infatti, singoli cittadini, associazioni e Comune hanno avuto 30 giorni di tempo per opporsi alla rimozione. A rendere nota l'intenzione di Telecom di procedere, un cartello di avviso affisso alla fine di giugno sulle 9 cabine milanesi, come sulle altre interessate nel resto d'Italia da questa prima tranche del piano. Se qualcuno avrà espresso perplessità sull'eliminazione della postazione, spiegano dalla società telefonica, spetterà all'Agcom decidere se dare il consenso definitivo a procedere o meno e nel caso l'opposizione venisse accolta l'impianto rimarrebbe al suo posto almeno per un altro anno. In caso contrario, al termine dei 60 giorni previsti dalla procedura, in scadenza il 25 agosto, Telecom potrà in qualsiasi momento procedere con la rimozione. Non saranno toccati, invece, come previsto dall'Authority, i telefoni situati in luoghi pubblici cosiddetti di «grande rilevanza sociale» (circa il 10% delle cabine) come ospedali, carceri, uffici pubblici aperti al pubblico, rifugi di montagna, scuole, stazioni, aeroporti, porti, luoghi di culto, mercati, centri commerciali, ricreativi, sociali, sportivi e luoghi di lavoro nei quali per motivi di sicurezza è proibito l'uso dei cellulari. C'è da scommettere, però, che anche le altre cabine rimarranno al loro posto ancora per parecchio tempo. L'Agcom ha fissato in 30mila unità il tetto massimo nazionale di rimozione annua degli impianti, ma considerato l'esiguo numero di postazioni interessate dal piano in questa prima fase è assai probabile che si rimarrà di gran lunga al di sotto.