Addio code agli sportelli

Sono tante le cose difficili da comprendere in questa nostra nazione, ma ce n'è una che davvero diventa sociologicamente inspiegabile: come possa un popolo tanto insofferente alla coda, vedi le figuracce bibliche quando aspettiamo il bus a Londra, sopportare poi tanto sommessamente le umilianti e interminabili code nei santuari della burocrazia. Seriamente: è un mistero insolubile. Noi, così intolleranti alle regole minime della vita civile, ci trasformiamo in zerbini davanti all'idiozia cervellotica dell'ufficio pubblico. Il motivo? Chi lo spiega è da Nobel. Una mia personalissima idea è questa: siamo talmente terrorizzati per quello che ci può succedere davanti al vetro statale, abbiamo una tale paura della vocina che può uscire dal buco tondo ad altezza d'uomo, da arrivare al contatto praticamente senza forze e senza dignità. Sottomessi. Servi. Praticamente invertebrati.
E dire che qualunque giudice, qualunque tribunale della storia riconoscerebbe valide attenuanti ai moti di rivolta eventualmente esplosi nei corridoi della burocrazia. Invece niente: non s'è mai visto che un cittadino sfinito, da qualche parte, imbracciasse una mazza da baseball e in nome del popolo italiano avviasse la sacrosanta rivoluzione contro tanta crudele ingiustizia. Nei secoli, ormai, ci siamo rassegnati: sommando tempo e rabbia sorda, una bella fetta della nostra vita è offerta docilmente ai piedi del totem sinistro e mitologico chiamato sportello.
Quei poveri anziani che bivaccano negli spettrali palazzoni Inps o dentro gli uffici postali, buttando alle ortiche mezze giornate sulle tracce della meritatissima pensione. E noialtri che a questa umiliazione ancora non siamo arrivati, ma che comunque per un certificato dobbiamo ancora chiedere permessi sul lavoro, intossicarci per trovare un parcheggio, sclerare per la lentezza del funzionario pubblico (non tutti sono lenti: molti, sì). Via, sono spettacoli indecorosi. Un costume vergognoso. Quanto deve durare, ancora?
Negli ultimi decenni i nostri avversari hanno cercato di rifarsi una facciata e una reputazione, innovando con tabelloni elettronici, tipo aeroporto, e macchinette dei biglietti numerati, tipo Esselunga. Le timide novità, spacciate platealmente come riforme strutturali al servizio del cittadino, si sono sempre rivelate per quello che in realtà sono: un ottimo affare per i fornitori di tabelloni e macchinette, un impercettibile miglioramento per la qualità della vita negli uffici, dove quanto meno il numerino evita sanguinose risse tra gli astanti, senza peraltro eliminare i tempi d'attesa.
Confessiamolo: da generazioni gli italiani sognano l'arrivo di un vendicatore leggendario, un Braveheart de noantri che finalmente renda giustizia, sguainando la spada, senza andare tanto per il sottile, costi quel che costi, anche a costo di mietere vittime innocenti. Ecco: diciamolo sottovoce, con un minimo di inevitabile scetticismo, senza lasciarci prendere subito dall'euforia, ma pare che l'orologio della storia stia per suonare la gloriosa ora della riscossa. Al ritorno dalle ferie, potremmo tutti quanti ritrovarci in un'altra Italia. In un altro mondo. Subito i versamenti Inps in tabaccheria, quindi tutta una serie di favolose novità. Pensioni, certificati: nel giro di qualche mese, fosse pure un paio d'anni non staremmo certo qui a farne una questione, ci ritroveremo a vivere in un luogo più decoroso, più agile, più svelto, dove le perdite di tempo e la rabbia sorda non saranno più il pedaggio offerto alla stupidità accidiosa del servizio pubblico. Le chiameremo «Reti amiche», saranno la grande rivincita contro le «Reti nemiche» che da troppi anni ci mettono i bastoni tra le ruote, ci ostacolano, ci vessano con sottile perfidia. Senza che mai nessuno renda conto o perda il posto.
Saremo tutti Alice nel paese delle meraviglie. Ci sembrerà una conquista spaziale quello che in altri luoghi del mondo è la più banale normalità. A questo ci hanno ridotti gli spietati alieni della burocrazia: a sgranare gli occhi, increduli, davanti alla prospettiva di ritirare la pensione in tre minuti o ottenere un certificato anagrafico dentro un centro commerciale, tra il bancone dei cocomeri e le affettatrici della bresaola.
Sì, sarà tutta un'altra vita, se stavolta Braveheart vince. Che la sua spada cada implacabile sull'ingiustizia e sul sopruso. Al nostro glorioso vendicatore, solo una preghiera: se riesce, abbia l'attenzione di evitare che la coda si trasferisca dall'Inps al tabaccaio.
Cristiano Gatti