«Addio a Confindustria, fa solo politica»

RomaConfindustria fa politica? La risposta alla domanda dell’anno (o perlomeno a una delle più importanti per gli imprenditori da quando Marchionne ha divorziato dalla confederazione), Salvatore Moncada se l’è già data, ed è positiva. Il re dell’eolico e del fotovoltaico siciliano, presidente di un gruppo partito da zero appena sei anni fa, che oggi fattura 200 milioni e conta più di 300 dipendenti, ne è convinto perlomeno dal 2009, quando entrò in rotta di collisione con Confindustria Sicilia. Quella del nuovo corso anti mafia del quale era stato promotore e protagonista insieme a Ivan Lo Bello, fino all’uscita un anno dopo. Il presidente di Moncada energy group, sulla strada segnata da Diego Della Valle, ha acquistato uno spazio nei principali quotidiani e settimanali per pubblicare una lettera aperta alla presidente Emma Marcegaglia. Ma mentre Mr Tod’s se la prendeva con i politici, Moncada ripercorre la sua vicenda e accusa alcuni imprenditori di avere «svenduto il diritto delle imprese siciliane a favore della politica».
Un modo per fare capire che le ragioni dello strappo di Sergio Marchionne e quelle del suo non sono molto diverse e, quindi, che il male della organizzazione datoriale è antico e grave. «Confindustria - sintetizza interpellato dal Giornale - ha un modello di business legato alla politica italiana e alla pubblica amministrazione. La politica condiziona le scelte delle aziende che si riconoscono in Confindustria e per questo non sono in grado di reggere l’internazionalizzazione». In sostanza, l’organizzazione di Marcegaglia rappresenta soprattutto chi vive di rapporti con il pubblico e non chi scommette sulla competitività.
La luna di miele con Sicindustria, racconta Moncada, si è interrotta proprio quando «cominciai a parlare di certi temi, a denunciare il malaffare della pubblica amministrazione. Mi ritrovai al centro di pressioni e attacchi che all’inizio non capì». «Non sa Dottoressa - scrive nella lettera a Marcegaglia - i problemi che hanno tentato di crearmi in tutti quegli organismi, come le banche, dove i miei colleghi erano presenti nei consigli di amministrazione, attraverso denigrazioni a mezzo stampa e non solo».
Il fatto è che gli industriali siciliani, impegnati a sostenere la giunta di Raffaele Lombardo, che conta anche un assessore di Confindustria, si dimenticavano delle altre aziende. «C’era e c’è sempre la condanna alla Mafia ma non a quella dei colletti bianchi che denuncio io». Nemmeno da Roma nessuna risposta all’ex associato. «Quando sostenevo, due anni fa, che Confindustria si era asservita alla politica, dicevano che ero “l’icona di una Sicilia che non vuole cambiare“, non capivo il perché. Io denunciavo il malaffare nel rilascio delle autorizzazioni da parte della Regione siciliana, vicende poi confermate anche da arresti. Ma, pur essendo io componente della giunta, Confindustria non mi è stata vicina».
Nessuna risposta da Marcegaglia, almeno fino a oggi, ma è interesse della presidente farsi sentire, spiega Moncada. «Non si può dire che si vuole cambiare l’Italia se si è così legati all’apparato politico, a meno che non si cerchi di perdere altri pezzi per strada». Perché Fiat e il gruppo Moncada non sono casi isolati. «Ho sentito Marcegaglia da Fazio, diceva che non ci saranno più uscite. Si sbaglia, dentro Confindustria c’è malessere e non solo in Sicilia».