Addio a Crovi, lo scrittore che narrò Milano

Romanziere, editore e giornalista, dedicò molti libri alla sua città

Raffaele Crovi è morto ieri mattina, all’Humanitas. Era malato da tempo, ma non ha mai dato la sensazione di cedere, di mollare. Anzi, ancora prima delle vacanze appariva tranquillo, pieno di idee, di progetti, di voglia di chiacchierare. Ad aprile l’avevamo intervistato per i suoi due nuovi libri in uscita, una raccolta di poesie e un romanzo: compiva in quei giorni 73 anni (era nato nel ’34 a Calderara di Paderno Dugnano, oggi hinterland, allora profonda campagna). A Raffaele Crovi piaceva molto parlare, almeno tanto quanto scrivere, e finì che ci raccontò non solo dei suoi libri, ma un bel pezzo della sua vita. Ci raccontò dei suoi genitori che venivano dall’Appennino reggiano, dove lui stesso passò l’infanzia, e dell’arrivo a Milano, dove prese la laurea (in legge, figurarsi...), si sposò, iniziò a fare politica e a lavorare nel mondo dell’editoria, dagli anni Cinquanta all’Einaudi accanto a Vittorini fino alla recente collaborazione con l’editore Aragno...
Pochi scrittori hanno raccontato Milano nei loro libri così come ha fatto Crovi, dal suo romanzo d’esordio, nel ’59, Carnevale a Milano - la città del boom economico - a L’indagine di via Rapallo, nel ’96, la città tra modernizzazione e degrado dell’habitat. «È inutile, non riesco a fare a meno di Milano», ci disse pochi mesi fa Raffaele Crovi. Da oggi anche Milano faticherà a fare a meno di lui.