«Addio europei? Non è colpa di Calciopoli»

Così Borrelli, capo ufficio indagini Figc E oggi riceverà le carte della Procura

da Napoli

Arriva intorno alle 11.45 in procura, e ad attenderlo trova uno dei suoi vice, Eugenio De Feo. Il capo dell'ufficio indagini Francesco Saverio Borrelli scende dalla Mercedes grigio metallizzato con cui è arrivato da Roma insieme agli altri vice dell'ufficio, Carlo Loli Piccolomini e Giorgio Ricciardi, e al segretario Giuseppe Martucci. È il giorno delle «carte», per gli avvocati degli indagati, in fila all'ufficio copie fin dalle prime ore del mattino. E lo è anche per la giustizia sportiva, i cui rappresentanti sono scesi a Napoli al gran completo non solo per portarsi via le circa 4mila pagine degli atti (le riceveranno oggi), ma anche per un faccia a faccia, utile a chiarire le novità dell'indagine relative soprattutto alle schede telefoniche straniere, con i pm partenopei Giuseppe Narducci e Filippo Beatrice. Che peraltro, a proposito dell'esito del primo processo sportivo avevano espresso più di qualche perplessità.
L'incontro va avanti per oltre due ore. E alla fine Borrelli e i suoi uomini escono sorridenti per ripartire alla volta di Roma, pochi minuti prima delle 14. Nel frattempo da Cardiff è piovuta una bella tegola sul nostro calcio, con l'europeo dirottato in Polonia e Ucraina. «Siamo stati accolti molto cordialmente dai miei ex colleghi - spiega l'ex capo del pool di Mani pulite prima di infilarsi in macchina - e ora ci auguriamo di essere più rapidi della giustizia ordinaria, che ha i suoi tempi». Ma non si sbilancia su una scadenza: «Meglio non fare previsioni», chiosa mentre sembra che gli interrogatori dell’ufficio indagini dovrebbero iniziare ai primi di maggio. Sulle notizie provenienti dal Galles, prova a fare il pompiere, spiega che «dispiace a tutti gli italiani che l'Italia non sia stata scelta», e attribuisce la decisione a «una politica di promozione e incoraggiamento di questi Paesi». Inevitabile, però, vedere un parallelo tra l'ennesimo capitolo di Calciopoli e lo stop alle ambizioni italiane. Borrelli fa spallucce: «Non credo che la colpa della decisione di Cardiff sia di chi porta avanti le indagini sul calcio, semmai di chi ha commesso dei fatti per i quali sono state aperte delle indagini». E d'altra parte, conclude, «è un po' presto per dire se il calcio italiano si è ripulito».