Addio Fadda scrisse di sport amò il rugby

Le notizie che non si vorrebbero mai raccontare sono quelle che riguardano qualcuno di noi, perché quasi sempre sono tristi. E così è per Pierluigi Fadda che se n’è andato ieri, improvvisamente, a soli 59 anni, portato via da un’epatite fulminante che l’ha colpito nella sua casa di Nizza, dove si era trasferito da poco più di un anno, dal momento in cui lasciò il giornalismo per godersi la pensione, per godersi la vita, come lui sapeva e voleva fare.
Fadda era nato a Mondovì nel 1948 e aveva iniziato la carriera nei primi anni Settanta alla Gazzetta dello Sport. Seguiva il baseball e il rugby, che fu la sua grande passione, tanto da portarlo a scrivere uno dei libri più apprezzati sulla storia di questo sport. Nel 1980 Alfio Caruso lo chiamò alla redazione sportiva del Giornale come suo vice e dal 1986 al 1994 Fadda fu il caporedattore dello sport, 8 anni che rappresentano un primato tra i responsabili che si sono succeduti alla guida della redazione. Successivamente fu alla Voce, al Giornale di Brescia come caporedattore centrale e al Giorno come vicedirettore e poi come direttore.
Nei 14 anni passati al Giornale fu amico, prima che capo, ma anche maestro per una generazione di giornalisti che ha lavorato con lui o che è cresciuta sotto la sua guida. Per tutti noi era semplicemente «Lupo», come lo chiamavamo. Sensibile, preparato, uscito da una scuola, quella della vecchia Gazzetta, che aveva formato grandi professionisti, Fadda ci ha insegnato a dare valore al lavoro ma anche alla qualità della vita. Cosa difficile da conciliare con questo mestiere, ma a cui non voleva mai rinunciare. Forse per un inconscio presentimento.