ADDIO A FIORELLO, LACRIME NAPOLITANE

Siamo all’ultima settimana. E ci mancheranno. Ci mancheranno moltissimo Fiorello e i suoi petali. Dall’indispensabile Marco Baldini ai quasi indispensabili autori Francesco Bozzi, Federico Taddia, Riccardo Cassini e Alberto Di Risio.
Noi amiamo Fiorello e quindi non facciamo particolarmente testo. La rassegna stampa di questa rubrica testimonia che eravamo radiofiorelliani quasi prima ancora che lo fosse lo stesso Fiore. E, soprattutto, prima ancora che lo fossero i media a testate unificate.
In principio era la verbosità. I soloni della critica televisiva che prendevano la scelta di Fiorello come una dimostrazione di snobismo ed auspicavano un pronto ripensamento. Oppure, i soloni della critica radiofonica che criticavano il direttore di Radiodue Sergio Valzania per la decisione di deviare gran parte del budget su Fiorello, scommettendo baldinianamente forte sul ritorno in radio dopo anni della coppia storica composta da Rosario e da Baldini. Tutto vero, tutto scritto, tutto certificato. Fortunatamente, esistono gli archivi e fortunatamente esiste la memoria storica.
Noi, in quest’oasi radiofonica, stavamo già dell’altra parte. «Il futuro entra in noi molto prima che accada» diceva Rilke. Fiorello è entrato nelle nostre frequenze molto prima che andasse in onda. E ora piace a tutti.
Noi amiamo Fiorello e quindi non facciamo particolarmente testo. Ma persino chi non ama Fiorello deve riconoscere che Viva Radiodue è stato il programma-fenomeno della collezione autunno-inverno-primavera 2005-2006. Non necessariamente solo della collezione radiofonica, ma anche di quella televisiva. Chiunque, quest’anno, deve parlare di spettacolo non può prescindere dallo show messo in piedi da Fiore, dal suo metronomo Baldini, dal maestro Cremonesi, dai musicisti, dagli ospiti e da Bozzi e i suoi fratelli, autori di colui che non ha bisogno di autori.
Perché, quest’anno, Fiorello ha fatto radio, ma ha fatto anche l’unico vero programma quotidiano di informazione sui media, ma ha fatto anche il programma di satira politica più equilibrato, ma ha dato anche il miglior esempio di uso intelligente della par condicio... Paradossalmente, si potrebbe dire che tutto quello che non è passato da Fiorello non esiste. C’è stato Prodi, c’è stato Berlusconi, c’è stato Ciampi, c’è stato Moretti, ci sono state decine e decine di artisti di ogni ordine e grado, di ogni arte e senz’arte. E ognuno di loro si è fiorellizzato. Perché le carte, anche ai mazzieri più esperti, le ha date sempre Fiore. Per la disperazione di Baldini che avrebbe voluto giocarci d’azzardo.
Venerdì finisce, lasciandoci solo una striscia estiva e il cd primo in classifica, imperdibile. Ci mancherà tutto. Ci mancherà soprattutto l’imitazione del nuovo presidente della Repubblica, addirittura più divertente di quella ciampista. Piangeremo lacrime napolitane. Sognando che non faccia il tragico errore di tornare in tivù.