Addio a Frankie Laine, la voce che portò il pop a Sanremo

Figlio di siciliani visse a Chicago, vendette 250 milioni di dischi e rivaleggiò con Sinatra

Nel 1964 - quando gli stranieri al Festival di Sanremo lavoravano a cottimo - Frankie Laine salì sul palco cantando Che me ne importa a me in coppia con Modugno e Una lacrima sul viso con Bobby Solo. Quando arrivò in Italia la sua voce tenorile andava di moda in Usa da quasi vent’anni. Nel 1947 - l’onda rock era di là da venire - battezzò un decennio di popolarissimi successi con la ballad That’s My Desire, un lampo nelle classifiche pop-jazz che gli permise in pochi mesi di mettersi in tasca 36mila dollari di royalty. Frankie non era un ribelle né un ragazzino - all’epoca aveva 34 anni - e una dura gavetta alle spalle. Anche lui fece leva sullo stereotipo dell’eroe romantico, di origine italiana, bello e dalla carnagione olivastra, da cui uscirono tutti i re dell’hit parade di quei giorni: da Al Martino a Vic Damone, da Perry Como a Tony Bennett, da Dean Martin a Frank Sinatra. Grandi interpreti, certo, alla cui ascesa contribuì la connivenza con i proprietari dei night in odore di mafia. Laine (o meglio Francesco Paolo LoVecchio), detto «Mr. Ritmo» nacque a Chicago da una famiglia di ruvida scorza siciliana; il papà era un barbiere nel cui salone si tagliava i capelli Al Capone. Quanti segreti e quanti complotti si architettavano nelle «barberie» di Little Italy, raccontate anche in celebri film come Il mafioso di Lattuada (dove Alberto Sordi viene spedito in America dentro una cassa per uccidere un rivale con la complicità del parrucchiere). Per tenere lontano il giovane Frankie dai guai, il babbo lo spedì nella drogheria del nonno, che poco tempo dopo venne ucciso a colpi di pistola in mezzo alla strada. «Non so se sia stata la mafia - scrive Frankie nella sua autobiografia -, ma quella era la dura vita della Chicago anni Venti». Alla quale Frankie cercò di sfuggire prima cantando in chiesa, poi buttandosi sulle maratone di ballo (quelle faticate disumane ben descritte nel film Non si uccidono così anche i cavalli) di cui divenne instancabile campione. Entrò così nel Guinness dei primati per aver danzato fino allo sfinimento - insieme alla sua partner Ruthie Smith - per 145 giorni consecutivi. Ma il suo sogno era il canto, sogno frustrato da decine di porte sbattute in faccia, nonostante qualche ingaggio incoraggiante come quello nella band di Fred Carlone al posto di Perry Como. Poi la svolta, una serata a Hollywood nel locale di Billy Berg dove la sua esibizione folgorò nientemeno che Hoagy Carmichael. Oggi Laine viene ricordato come un crooner, un cantante melodico che tocca le corde del country; in realtà il suo stile era nuovo e assai diverso da quello di Bing Crosby e Sinatra. Influenzato da Al Jolson (il «cantante pazzo»), dal blues di Joe Turner e Jimmy Rushing, dalla fiera vocalità del baritono e bandleader Vaughn Monroe, creò un genere al contempo romantico e swingante. «Molto prima di Elvis - ha scritto il critico jazz Don Heckman - Laine ha proposto un potente miscuglio di blues, jazz, country. Pochi ammettono che cantava con la semplicità di fraseggio e la fantasiosa articolazione del jazz performer».
Ma i suoi successi più noti, legati al produttore Mitch Miller, sono quelli più facili da ascoltare e che gli hanno permesso di vendere qualcosa come 250 milioni di album (secondo l’annuncio della famiglia sul sito ufficiale del cantante). Nel suo periodo d’oro (insieme a Johnnye Ray, il cui canto era accompaganto da singhiozzi e piagnucolii) fece delirare le platee come e più di Sinatra con brani come That Lucky Old Sun (il suo primo numero uno), That Ain’t Right, la «nera» Shine per poi passare a canzoni più commerciali come Jezebel (in Italia la eseguì Gino Latilla), la folkeggiante Mule Train, il classico Granada (non prorio un brano da «Mr. Ritmo», imitato anche da Claudio Villa), per non parlare dei suoi successi cinematografici e televisivi come il tema di Mezzogiorno di fuoco (High Noon), quello di Sfida all’Ok Corral, Toro Scatenato (dove viene ripresa That’s My Desire), il leit motiv del surreale Mezzogiorno e mezzo di fuoco di Mel Brooks e la colonna sonora del famoso serial western americano Rawhide. Nonostante l’avvento del rock lo avesse irrimediabilmente messo nell’angolo, Laine ha continuato a cantare per il suo pubblico, riempiendo i casinò di Las Vegas ed esibendosi fino all’anno scorso, davanti ai fan estusiasti con una toccante versione dell’immortale That’s My Desire.