Addio a Gardini, il lottatore del tennis Pietrangeli: «E ora ho paura anch’io»

Tradito da un infarto a 78 anni. L’amico rivale: «Batteva atleti più forti di lui»

da Milano

Fausto era un lottatore. Lo sapevano sua moglie Liliana, i figli Stefania e Mario. Lo sapevano gli amici e i rivali, per cui anche l’amico-rivale di tante sfide Nicola Pietrangeli. Forse lo sapeva anche il destino che ieri pomeriggio ha deciso di portarselo via senza dargli neppure il tempo di reagire, di provare a lottare. Fausto Gardini è stato sgambettato da un infarto a un’età, 78 anni, in cui si pensa di averla fatta franca. Invece no, via, così, all’improvviso, mentre si trovava nella sua casa di villeggiatura a Forte dei Marmi.
«Era un amico, a me sembra un po’ presto per morire, 78 anni: come è strana la vita, lui che era un lottatore se ne è andato senza poter lottare... - ricorda Nicola Pietrangeli -. Fausto era sicuramente un esempio per il modo in cui giocava, a Milano non ha mai perso un incontro di coppa Davis, pur giocando contro atleti più forti. Perché lui lottava sempre e si stancava sempre perché anche le partite facili, per lui, erano delle lotte. Mi dispiace molto e poi è quasi un coetaneo; comincio a spaventarmi anche io...».
Nato a Milano l’8 marzo del 1930, Gardini fu negli Anni Cinquanta e Sessanta uno dei migliori giocatori italiani con Pietrangeli, Orlando Sirola e Giuseppe Merlo. Da junior, Gardini vinse due titoli italiani giovanili di doppio, in coppia con Gianni Clerici, nel 1947 e 1948. In coppa Davis disputò 38 incontri, dal 1952 al 1963 (l’ultima volta contro lo spagnolo Manuel Santana, che lo sconfisse) con 29 vittorie. Fu poi capitano non giocatore sette volte, tra il 1972 e il 1975. La sua vittoria più importante è stata quella nel singolare degli Internazionali d’Italia, nel 1955, dove battè Giuseppe Merlo nella prima finale tutta italiana del Dopoguerra (bissata poi solo da Pietrangeli-Merlo due anni dopo).