«Addio Gian, ora senza di te a Rapallo ci sentiamo soli»

Dovevamo iniziare insieme un ciclo di trasmissioni televisive sulla rete nella quale lavoro: un programma di ricordi del passato, ricordi di anni ruggenti nei quali lui era stato protagonista assoluto. La passione del ricordo. Purtroppo, in un lampo, tutto è finito. Gianfabio se ne è andato, in un attimo.
Era da qualche anno a Rapallo (con la sua adoratissima moglie Carla), ci eravamo ritrovati dopo tanti anni. Un’idea televisiva interessante ributtarsi nel passato. Gli piaceva ancora fare televisione, aveva in verità anche altri progetti (cinema e incontri teatrali). Ma una presenza fissa con la sua storia, la sua straordinaria avventura teatrale gli era molto piaciuta. In un lampo, dicevo, se ne è andato. In una fredda serata di febbraio una telefonata di Carla: «Vittorio, hanno ricoverato Gian. Aneurisma. Intervento riuscito». Alla faccia. Dopo quattro giorni un’altra telefonata, di quelle che non vorresti mai ricevere: «Vittorio... Gian è morto». Era finita una storia, un’avventura. Era finita un’amicizia.
Non ricordo da quando conoscevo Gian, forse addirittura dai tempi dei «Bimbi di Rossaldo». Certamente da quando divertiva nei «Mannezzi» di Govi. Poi ci eravamo persi, lui in giro per i palcoscenici di tutta Italia ed anche del mondo. Un bel giorno ecco la sua voce al telefono: «Sono a Rapallo, sono tornato nella mia terra». Entusiasta. Lui era nato a Torino, ma amava Genova. La mamma, straordinaria attrice del teatro dialettale, si chiamava Anna Caroli. E lui, accanto a lei, iniziò proprio a recitare con Govi, il grandissimo. (...)