Addio a Liuba, la vedova

Si è spento l'ultimo «amore» di Scerbanenco. Teresa Bandini, alias Liuba - in russo amore - prima moglie del grande scrittore ucraino-milanese, è morta nella sua casa di Ginevra, dove ormai risiedeva da tempo. Aveva 99 anni. La notizia della morte, avvenuta il 18 marzo, è stata data solo ieri dal figlio Alberto. Nel 2002 Teresa Bandini venne proclamata «Giusta tra le Nazioni», riconoscimento conferitole a 93 anni dallo Yad Vashem di Gerusalemme «per l'aiuto dato agli ebrei durante il periodo dell'Olocausto».
La medaglia d'oro dello Stato d'Israele le fu conferita dall'ambasciatore israeliano durante una cerimonia a Ginevra: per oltre un anno e mezzo durante la seconda guerra mondiale la vedova dello scrittore riuscì a nascondere nella sua casa milanese i coniugi ebrei Alberto e Marisa Campelung. Teresa aveva sempre taciuto questo suo gesto eroico, che è stato scoperto dal figlio Alberto solo nel 2000, per caso, quando ha trovato le lettere di ringraziamento dei Campelung chiuse in un cassetto. Il caso divenne subito di dominio pubblico costruendo attorno alla figura di Teresa un alone di eroismo.
Negli ambienti letterari Teresa Bandini era nota come Liuba, nome che in russo significa amore: così si era ribattezzata lei stessa in nome del sentimento fortissimo che l'aveva legata a Giorgio Scerbanenco (1911-69), il pioniere del genere noir in Italia (tra i suoi titoli più celebri Venere privata e Milano calibro 9) arrivato a Milano all'età di 16 anni da Kiev, figlio di padre ucraino e di madre italiana, in fuga dal regime comunista sovietico.
Nata nel 1909, figlia di commercianti milanesi, famosa e apprezzata corista al Teatro alla Scala, Teresa Bandini, che aveva imparato a detestare i totalitarismi attraverso l'esperienza del marito Giorgio Scerbanenco, profugo dall'Ucraina, agì di propria iniziativa e sostanzialmente da sola, nascondendo nella sua casa di Milano i coniugi Alberto e Marisa Campelung dal primo dicembre 1943 alla primavera 1945; l'unico sostegno le venne dalla sorella Ines, che abitava nello stesso stabile e custodiva i bagagli della coppia ebrea. Il 14 marzo 1945, avvertiti che i tedeschi erano sulle loro tracce, i Campelung fuggirono e Liuba venne pesantemente minacciata dalle SS, arrestandola e torturandola. Non solo tenne testa all'interrogatorio, lei donna sola e madre di un bimbo di quattro anni, ma per quanto sorvegliata riuscì in seguito a far arrivare qualche aiuto ai suoi ex ospiti ebrei.