Addio a Pino Lancetti, il "sarto pittore"

Roma - Piange il mondo della moda. Lo stilista Pino Lancetti è morto ieri notte nella sua casa romana, in via del Babuino. Aveva 78 anni, da alcuni mesi era affetto da una grave malattia, e da due giorni era entrato in coma. Accanto a lui le tre sorelle, Edda, Nanda e Lorena, la nipote Francesca e Ninfo Burruano, per 25 anni Art Director della sartoria. I funerali di Pino Lancetti si terranno sabato 10 marzo a Roma, a Santa Maria del Popolo.

La carriera Lancetti si impose negli anni '60 ed ebbe un grandissimo successo tra gli anni '70 e gli anni '90, in Italia e soprattutto in Giappone, quando lanciò i vestiti fatti con tessuti stampati che riprendevano le opere di grandi pittori. Questo gli valse l'appellativo de "il sarto pittore". Di carattere schivo e poco incline a mostrarsi sotto i riflettori, lo stilista umbro, nato a Gualdo Tadino nel 1932, concedeva interviste con parsimonia, soprattutto dopo aver ceduto la sua azienda a un gruppo torinese nel 1999. Dopo i primi sei mesi dalla vendita Lancetti si ritirò per dedicarsi alla sua passione di sempre, la pittura. "Sono tornato con piacere alle origini" rispondeva a chi lo incontrava per caso nelle strade del centro di Roma o a chi gli chiedeva di tornare nella moda.

Gli esordi Lancetti aveva infatti cominciato come pittore e decoratore di ceramiche. Terminati gli studi all'Accademia San Bernardino di Betto di Perugia si era trasferito a Roma dove, nel 1954, aveva aperto un atelier, in via Margutta. In quegli anni comiciò a collaborare con le grandi firme della moda italiana nascente: Carosa, Simonetta, Fabiani, Schuberth, Antonelli. Le prime a credere nel talento del pittore-stilista furono però la grande giornalista Irene Brin e la direttrice della Galleria di Arte Moderna di Roma, Palma Bucarelli. Il debutto di Lancetti come stilista avvenne nel 1961 a Firenze, a Palazzo Pitti, ma il successo lo ottenne nel '63 con una collezione d'ispirazione militare che precorreva i tempi. Tra la fine degli anni Sessanta e gli inizi dei Settanta presentò collezioni ispirate ai grandi maestri dell'arte: Matisse, Modigliani, Picasso, Kandinskij, Klimt, Sonia Deleunay.

Lo stile Il suo interesse si concentrò sullo stile folk, enfatizzando le linee morbide. I suoi abiti ebbero come sfondo Villa Medici, Palazzo Doria Pamphili e il Casino dell'Aurora di Palazzo Pallavicini nel '96, una delle ultime apparizioni della suo stile inconfondibile. Nel 2003 Ugo Paci, proprietario del marchio Lancetti morì e il timone dell'azienda venne assunto dalla vedova Luisa, che affidò la direzione creativa della griffe allo stilista brasiliano Icarius. Lancetti chiuse definitivamente con il mondo della moda. "Le donne di oggi non sanno più essere eleganti - osservò lo stilista in quel periodo nel corso di una delle ultime interviste - non c'è più attenzione, non c'è ricerca. Vedo solo sciatteria, massificazione, soprattutto tra le giovani. È l'era dei jeans e delle t-shirt. L'ultima donna elegante è stata Silvana Mangano: raffinata, bellissima, con quell'incarnato quasi trasparente, diafana negli ultimi anni della sua vita".

Clienti famose Oltre all'indimenticabile diva di "Riso amaro" erano state sue clienti Audrey Hepburn, Gingers Rogers e Annie Girardot, e tra le protagoniste del jet set, Salima Aga Khan, la principessa Soraja e Paola di Liegi, attuale regina del Belgio. Nel 2000 vinse il premio alla carriera che gli fu consegnato durante le sfilate in piazza di Spagna dall'allora sindaco di Roma Francesco Rutelli. Fu anche nominato cavaliere del Lavoro. Sempre nel 2000 fece la sua ultima sfilata nel Chiostro del Bramante e nel 2002 smise la sua attività.