Addio al «pioniere» Renzo Villa volto amico delle tv libere anni ’70

Si è spento ieri sera, nella sua abitazione di Masnago, rione di Varese, Renzo Villa, pioniere dell’emittenza televisiva locale. Era nato a Luino, sulla sponda lombarda del lago Maggiore, il 14 giugno 1941. Fu tra i fondatori, insieme con l’amico Enzo Tortora, di Antenna 3 e tra i volti televisivi più noti negli anni Settanta, che videro l’alba e l’ascesa della cosiddette «tv private». In precedenza era stato anche tra i partner di Telealtomilanese. Qualche mese fa aveva annunciato pubblicamente di essere affetto da una grave malattia, che in poco tempo ha vinto ogni sua resistenza. Soltanto pochi giorni fa, era stata annunciata l’imminente uscita di un libro che racconta la sua storia, il cui ricavato sarà devoluto al Banco Alimentare. Al contrario di altri editori televisivi, che non sono mai apparsi in video sulle loro emittenti, Villa raggiunse molta notorietà conducendo la nota trasmissione «Bingoo», messo in onda dallo «studio uno» della sede di Legnano di Antenna 3 per una decina di anni e che prevedeva una serie di giochi legati alla variante anglosassone della tombola. La sigla cantata dallo stesso Villa fu un grosso successo discografico, come pure Caro papà, canzone per bambini ai quali amava rivolgersi.
Tanta fu la sua popolarità, rispetto a un pubblico trasversale per età, estrazione sociale e distribuzione territoriale, che quando un noto settimanale fece un sondaggio sui personaggi più conosciuti della televisione italiana, Villa si classificò al quarto posto, alle spalle nientemeno che di giganti del piccolo schermo del calibro (e della notorietà) di Pippo Baudo, Mike Bongiorno e Corrado, tutti allora volti delle reti Rai. Fu proprio attraverso la televisione che annunciò la sua malattia: comparendo durante il programma «Happy Hour» su Telelombardia disse senza mezzi termini: «Ho il cancro e sto lottando contro la morte». In seguito al passaggio della proprietà di Antenna 3 a terzi, Villa è rimasto comunque a collaborare con la «sua» emittente, per la quale scrisse molti programmi nel corso della sua lunga «militanza», anche se non più come conduttore.