Addio protesi, seni floridi e naturali grazie alle staminali effetto push up

Il grasso della paziente viene trasformato in tessuto vascolare Costo dell’intervento: 12mila euro

Avete mai visto una giapponese con il seno prosperoso? Difficile. Eppure c’è chi giura che le donne del Sol Levante ora possono veder «sollevare» anche le forme del loro seno. Tutto merito delle staminali effetto push-up. Se fosse vero, sarebbe la realizzazione del sogno femminile (ma, per certi versi, pure maschile) di due mammelle bombastiche senza però ricorre al vecchio trucco della protesi gonfia-taglie.
La tecnica, che promette misure «naturalmente» generose grazie all’impianto di grasso e cellule «pluripotenti», cioè capaci di generare qualunque tipo di tessuto, prelevate dalla stessa paziente, è nata in Giappone e pare stia spopolando anche in Svizzera e Corea del Sud.
«Tra un anno nascerà un centro dedicato anche in Europa», ha annunciato Walter Chiara, del Servizio di chirurgia plastica-estetica della clinica Sant’Anna di Sorengo-Lugano, parlando a Milano in occasione della presentazione di un nuovo laser approvato dall’agenzia americana Food and Drug Administration per «cancellare» macchie cutanee, cicatrici e segni del tempo.
«La metodica made in Japan è stata messa a punto più di tre anni fa - ha spiegato lo specialista ticinese -. In Giappone gli interventi eseguiti con successo sono ormai numerosissimi. Un centro completamente dedicato è già attivo a Yokohama, un altro è in costruzione a Seul e un altro ancora è atteso in Europa».
Il dottor Chiara sostiene di aver trattato finora a Lugano 50 donne, disposte a sborsare per questo speciale intervento dai 10 ai 12mila euro. «In pratica - spiega l’esperto - il grasso viene prelevato e suddiviso in due parti: un po’ viene lavato, centrifugato e sottoposto alle procedure per il reimpianto in un’altra sede e un po’ viene utilizzato per il prelievo di staminali somatiche autologhe della stessa paziente. Quindi, attraverso opportuni stimoli esterni, queste staminali vengono indotte a differenziarsi in cellule di tessuto vascolare».
A questo punto si fa un «mix» di staminali e grasso precedentemente lavorato e si procede a un intervento di mastoplastica additiva che ha il grande vantaggio di non richiedere alcun tipo di protesi.
«Finora - dice Chiara - il principale ostacolo nell’impiego di grasso a questo scopo era il fatto che, una volta prelevato da una determinata sede, il tessuto adiposo tende a devascolarizzarsi». In altre parole, perde almeno il 60 per cento dei vasi sanguigni deputati a garantirgli ossigeno e nutrimento, e in caso di reimpianto finisce per essere riassorbito lasciando accumuli anomali.
Invece, «grazie all’aggiunta di staminali autologhe avviate a differenziarsi in cellule vascolari», il grasso rimane vitale, non viene riassorbito e assolve al suo compito».
Vedere per credere, anche se toccare sarebbe meglio.