Addio con rabbia dell’ex assessore: «Ricevevo pizzini dai big della giunta»

Parla l’ex assessore regionale al Personale Marco Di Stefano. Ringrazia tutti quelli che hanno lavorato con lui in questi anni alla Pisana, dal primo dirigente all’ultimo dei collaboratori. E coglie l’occasione per togliersi qualche sassolino dalle scarpe, dopo il rimpasto che qualche giorno fa l’ha visto uscente e sostituito dal presidente della Provincia di Frosinone Francesco Scalia.
Doveva essere una conferenza stampa di commiato, la sua, si trasforma ben presto in una riflessione politica sul clima che si respira all’interno del Pd, proprio nel giorno in cui il segretario del nuovo partito della sinistra italiana Walter Veltroni decide di lasciare. E in una critica feroce all’operato del segretario regionale Roberto Morassut. Non si salva neppure il presidente Piero Marrazzo: «Non è un leader sopra le parti - dice - non ha scelto di essere indipendente ma di essere sotto schiaffo di Morassut e Giuseppe Fioroni». E sarà proprio lui, dice, «il prossimo obiettivo dell’asse Morassut-Fioroni». Ma è soprattutto una rivelazione, quella di aver ricevuto «pizzini» con raccomandazioni da importanti esponenti della giunta, a far sollevare il centro-destra, che chiede di fare luce sulle accuse gravissime lanciate da Di Stefano. L’ex Udc, poi Pd, lancia anche altre ombre sull’operato della giunta. «Mi toglierò lo sfizio - dice - di leggere tutte le delibere sulla sanità che ho votato sempre in bianco, sulla fiducia del presidente, perché portate puntualmente in giunta fuori sacco. Voglio capire cosa ho votato, soprattutto ora, perché da stralci di intercettazioni sembrerebbe che alcune di queste delibere non sono state istruite dai nostri uffici ma da dipendenti di società private».
Quando parla delle raccomandazioni ricevute non fa i nomi. Si limita ad accennare a generici big della giunta. «Ho ricevuto pizzini - racconta - per i concorsi interni per lo scorrimento delle posizioni dei dipendenti. Li ho rispediti al mittente e questo è dimostrato dal fatto che in uno di questi concorsi sono rimasti 50 posti vuoti nonostante ce ne fossero 150 non idonei, che avrei potuto colmare con altri sistemi». Alfredo Pallone, coordinatore regionale e capogruppo di Fi alla Pisana, dice di non voler entrare nel merito delle denunce fatte «che sono il frutto di laceranti lotte intestine in seno alle varie correnti del Pd». «L’unica cosa che mi sento di dire - afferma - è che se Di Stefano ha delle accuse da fare che possono avere risvolti dai profili non solo etici, allora si rivolga alle autorità competenti». Per Andrea Augello, senatore del Pdl, quando si parla di pizzini «ci si muove su un terreno in cui non è lecito raccontare il peccato senza attribuire un’identità ai peccatori». «Quella dei pizzini - commenta Fabio Desideri, Cristiano popolari-Pdl - è una denuncia grave che deve essere circostanziata. È necessario che l’aula della Pisana affronti la questione». Anche Bruno Prestagiovanni, vicepresidente del Consiglio regionale del Lazio di An, chiede che sulle esternazioni di Di Stefano il presidente Marrazzo «venga a riferire in aula sullo stato di salute della sua coalizione». Per Fabio Rampelli, deputato del Pdl, quelle dell’esponente del Pd sono «accuse gravissime, che evidenziano ormai una crisi nel centrosinistra tanto deflagrante quanto imbarazzante. Se avranno sèguito, Marrazzo dovrà dimmettersi». Anche Claudio Bucci, portavoce dell’Italia dei Valori della Regione, ritiene che Di Stefano abbia «il dovere di fare i nomi delle persone che hanno esercitato pressioni su du lui». Per il capogruppo di An in Consiglio regionale Antonio Cicchetti e per i consiglieri Francesco Lollobrigida e Tommaso Luzzi le «inquietanti» dichiarazioni di Di Stefano possono avere due soli esiti: «Le dimissioni di Marrazzo e la contestuale apertura di un’inchiesta da parte della Procura». Chiede l’intervento della magistratura anche Domenico Gramazio, senatore del Pdl. «Una regione come il Lazio - sostiene - non può essere governata dal ricatto politico nè tantomeno dai veti incrociati all’interno del Pd». Antonio Cicchetti, capogruppo di An in Consiglio regionale, vuole che della vicenda si interessino la «commissione regionale per la Sicurezza e la Procura».