Addio a Ray Evans, mago della canzone da film

Assieme a Jay Livingston conquistò l’Oscar con brani come «Que sera sera» e scrisse best seller come «Silver Bells»

da Milano

Chi non ricorda la dolce Doris Day accennare Que sera sera (Whatever Will Be Will Be)in una stanza dell’hotel Almunia di Marrakesh nel capolavoro di Hitchcock L’uomo che sapeva troppo? Quel melodioso brano, che conquistò l’Oscar, fu scritto da Jay Livingston e Ray Evans, una delle coppie più straordinarie di autori di canzoni per il cinema. Livingston se n’è andato nel 2001 a 87 anni, Evans è morto l’altro ieri - a 92 anni - a Los Angeles colpito da un infarto. Il curriculum di Evans è roba da far tremare i polsi: Oscar nel ’48 con Buttons and Bows cantata da Bob Hope nel western farsesco Viso pallido, bis con Mona Lisa nel film di guerra La spia del lago con Alan Ladd, terza statuetta con Que sera sera. Si calcola che le canzoni scritte dalla coppia - una settantina - abbiano venduto più di 500 milioni di dischi. Da Tammy (in Tammy fiore selvaggio) interpretata da Debbie Reynolds a Almost In Your Arms dal tema di Un marito per Cinzia portata al successo dal soulman Sam Cooke; dalla arcifamosa carola natalizia Silver Bells (incisa anche da Bing Crosby e da oltre centocinquanta artisti) a Dear Heart musicata da Henry Mancini e portata in alto da Andy Williams, senza contare le melodie di classici telefilm come Bonanza. «Ray Evans assieme a Livingston ha scritto alcuni dei brani più memorabili del nostro songbook - scrivono i giornali americani -, abbiamo perso lui ma per fortuna avremo sempre la sua musica». Evans, nato a New York, incontra Livingston all’università di Pennsylvania; lui si laurea in economia, l’amico in giornalismo, ma la musica è da subito la loro vita; formano un complesso da ballo, suonano sulle navi da crociera e poi partono in cerca di fortuna verso Tin Pan Alley («vicolo dei tegami di latta», la zona di New York dov’era concentrata l’editoria musicale, così chiamata per il suono dei pianoforti che si accavallavano attraverso porte e finestre). Il debutto nel grande circo cinematografico è del 1941 con G’bye Now e quattro anni dopo sono la coppia di autori di punta della potente Paramount. Non deludono: To Each His Own tema di A ciascuno il suo destino (Oscar a Olivia de Havilland) diventa la canzone più popolare del 1946. Una vita da record sin dall’inizio quella di Evans. Un esempio? In pochi giorni la canzone entra in classifica in cinque versioni diverse interpretate da Eddy Howard, Tony Martin, Freddy Martin, i Modernaires e gli Ink Spots. Il segreto? «L’amicizia - diceva - Evans -; Jay è un musicista meraviglioso, io ho un orecchio più fine e i nostri gusti sono simili». Il suo pezzo preferito era Mona Lisa. «Anche se la chiamai Prima Donna e mia moglie cambiò il titolo. Avrei voluto farla incidere a Nat King Cole ma la Paramount non credeva che sarebbe diventata un hit: però ride bene chi ride ultimo. Quel pezzo è diventato un classico».