Addio a Silvana Mauri, una vita di lettere

Soltanto qualche giorno fa, su queste colonne parlavamo del libro-non libro-più libro di Silvana Mauri, Ritratto di una scrittrice involontaria, regesto, testimonianza, rendiconto di una lunga, sempre fervida avventura esistenziale, culturale, sentimentale. Nella notte tra giovedì e venerdì Silvana si è spenta a 86 anni a Milano, al colmo di un’esistenza spesa ininterrottamente al servizio di un amore appassionato per il suo lavoro (i ripetuti, complici cimenti editoriali-letterari a supporto dell’attività prestigiosa dello zio-Pigmalione Valentino Bompiani), per l’idoleggiato compagno della sua vita, il talentoso scrittore Ottiero Ottieri, per tutte le innumerevoli, preziose esperienze vissute in amicale consuetudine con intellettuali quali Vittorini, Zavattini, Pasolini e con artisti, giornalisti di grido come l’attrice Franca Valeri, la giornalista Camilla Cederna e infiniti altri personaggi che, nella Milano ancora distrutta del secondo dopoguerra, tentavano, lottavano per restituire coraggio, dignità di una rigenerazione sociale, civile ad una comunità ancora disperata e disorientata. È giusto in quegli anni, e nei periodi subito successivi, che Silvana Mauri, benché «milanese d’acquisto» (lei romana per nascita e per amore) che maggiormente si prodiga per dare senso e corpo alla sua congenita convinzione che con la ragione, col lavoro ben fatto, con la dedizione - alle cose editoriali come agli affetti famigliari - si può attingere a un’idea del mondo, della vita degni, appunto, di essere vissuti interamente, appassionatamente. Edia Manente, sua amica e collaboratrice fino agli ultimi giorni, ha scritto per la scomparsa parole incontrovertibili e pertinenti: «Ha dato ascolto, intelligenza e presenza a piene mani, senza timore di sprechi, senza vergogna, senza tregua. Scrivere per lei era fermare qualcosa, tenere per sé, trattenere... A chi ha avuto la fortuna di conoscerla, il mondo appare dimezzato». Anche perché il congedo finale di Ritratto di una scrittrice involontaria esprime appieno il volto e l’anima di questa donna civilissima, di questa scrittrice grande suo malgrado: «Adesso ho pochissime forze, ma non posso certo dire di avere una vecchiaia tragica... gli amici li ho avuti e li ho sempre, tanti, carissimi... e anche... i figli i nipoti... Ora vivo d’amore per loro».