Addio al vecchio ambulatorio. Ora diventa un "mini ospedale"

Il caso della Pio X: i medici di famiglia dividono sala e spese. Ogni settimana ospitano uno specialista per i loro pazienti

Una volta c’era il medico della mutua, che girava di casa in casa con borsa e stetoscopio. Poi è arrivato il medico di famiglia, con la sala d’attesa perennemente piena. Ora c’è il medico che si è messo in società con i suoi colleghi. Già, la vecchia versione dello studio singolo sta per sparire e lascerà il posto all’ambulatorio dei medici di famiglia, sempre aperto, anche il sabato mattina, e attrezzatissimo. A Milano qualcosa del genere esiste già: è il progetto messo a punto dalla Cooperativa medici Milano centro assieme alla Asl e alla casa di cura Pio X. La clinica ha messo a disposizione qualche stanza e i medici di base hanno fatto confluire in via Volta ognuno i suoi pazienti. I vantaggi? Niente liste d’attesa in ospedale, cartelle cliniche condivise, meno code in pronto soccorso per le false emergenze, niente pellegrinaggi da uno sportello all’altro per ritirare esami o per consegnare referti e prendere appuntamenti. E poi se si ha bisogno del proprio medico ma lui non c’è, ci si può appoggiare al suo collega che ha accesso, on line, alla cartella clinica. Per di più ogni sabato in «ambulatorio» ruotano gli specialisti: una settimana il cardiologo, un’altra lo pneumologo, un’altra ancora lo specialista di diabete. «In questo modo - spiegano i medici - il paziente si sente rassicurato. Può avere in tempi rapidi la visita di uno specialista e nel frattempo ha a fianco il suo medico di fiducia». Secondo Alberto Aronica, medico di base della Cooperativa medici Milano centro, «ormai è impossibile lavorare da soli». Già, perché in squadra ci si dà una mano e si abbattono le spese: «Noi condividiamo una segretaria e un’infermiera. Per di più dividiamo le spese per il materiale medico che serve per lo studio». Lo studio «multiplo» visita all’anno 3.700 pazienti e ogni mese vengono effettuate circa dodici visite per specialità. La cooperativa medici conta 35 soci e cinque centri polifunzionali. I numeri del progetto sperimentale verranno presentati agli altri medici all’inizio tra pochi giorni. «Ci offriamo anche di fare da supporto ai medici che vogliono avviare un’esperienza come la nostra - assicura Aronica -. Saremo i loro tutori». Eppure un po’ di titubanza sull’associazionismo c’è, tant’è vero che un medico su tre lavora ancora da solo.
Il progetto però sembra piacere e anche la Regione Lombardia approva la linea. In effetti, i medici in società sono perfettamente in sintonia con gli obbiettivi fissati dal piano regionale della sanità che mira innanzitutto a diminuire i ricoveri. Con il multi-studio anche questo diventa più facile ed è un modo per portare le cure sul territorio. «La Regione - spiega Aronica - ha istituito i cosiddetti Creg per la gestione dei malati cronici. Ecco, noi possiamo svolgere le stesse funzioni. Vale a dire prenderci in carico il malato cronico e seguirlo, indirizzandolo agli specialisti e tutto il resto».