Addio Yara, ora bisogna trovare il killer

nostro inviato a Brembate

Sei mesi e due giorni dopo Yara torna nella «sua» palestra. Stavolta in una mattina di sole caldo e cielo azzurro, non come a novembre quando sparì di sera, mentre tornava a casa, tra le brume di Brembate. Nessuno la potrà vedere più danzare. Adesso volteggia in cielo, su questa terra infame. Angelo con le ali spezzate da qualche miserabile umano.
Maura e Fulvio Gambirasio, mamma e papà si abbracciano forte in questo piccolo «stadio» trasformato in chiesa. Settecento persone dentro, altre tremila fuori, a seguire lo strazio sui teleschermi allestiti in piazza. C’è tutto il dolore, la rabbia, la sete di giustizia di una folla dolente. Un pezzo d’Italia che poi è l’Italia intera.
Dura quasi due ore l’addio alla piccola ballerina che sognava di diventare grande. Nello sport e nella vita. Sul feretro, come a volerla scaldare nell’ultimo viaggio, una coperta di rose bianche. È il vescovo di Bergamo, monsignor Francesco Beschi, a dire ciò che tutti pensano, invocano: «Vorremmo guardarli in faccia i volti degli assassini, incrociare i loro sguardi, vorremmo dirgli: “Uscite dall’oscurità che sta mangiando anche voi”».
«Yara non è solo morta, su di lei si è accanito il male, che ha un volto oscuro» prosegue il presule. «Siamo qui anche per attendere una risposta... Questa morte è il peso di una sconfitta per tutti, anche per quanti per tanto tempo e con tanta generosità hanno cercato Yara e alla fine l’hanno trovata ma non come speravano». Poi parole per i genitori, per i fratellini della bambina: «Non perdete la luce della fede in mezzo a queste tenebre e al peso insopportabile del dolore».
Don Corinno Scotti, il parroco del paese, che in questi mesi di inutili indagini, correva ogni giorno a consolarli, è accanto. Stravolto. Fatica a non piangere mentre Maura e Fulvio raccontano della loro bambina che non c’è più. Non hanno la forza di parlare, il messaggio lo legge un diacono. Aneddoti di un’esistenza dolce, di un’adolescenza non ancora sbocciata, ma di una vita rubata. «Quella vita che a molti di voi è sconosciuta- raccontano i genitori-. Come quando Yara dovette rinunciare ad una festa di compleanno in occasione di un appuntamento importante per il fratellino, dicendo: “Non c’è problema, taglierò la torta al parco con voi”». «Recentemente – ha scritto la mamma – un’anziana mi ha avvicinato piangendo e tenendomi per mano mi ha espresso la sua ammirazione per Yara con queste parole: “Ricordo ancora sua figlia quando un giorno, vedendomi in difficoltà nell’attraversare la strada, venne dalla mia parte e mi accompagnò verso il marciapiede opposto”. Così era lei: uno scricciolo pieno di disponibilità, sensibilità, maturità, generosità e senso del sacrificio accompagnato dall’amore verso gli altri». Chissà se dall’alto del suo ultimo volo la piccola ballerina di Brembate ha potuto ascoltare questo grido silenzioso di dolore. «Guarda, piccola Yara- scrivono ancora mamma e papà- guardati attorno, guarda quante persone stanno salutando il tuo cuore, guarda quanti cuori hai toccato con la tua disavventura. Qualcuno disse: la grandezza di una persona non si misura con la sua altezza, ma guardando la dimensione delle sue opere: ed è proprio per questo che per noi, tu, Yara, sei immensa, per quel che hai fatto, per come lo hai fatto, per come lo hai detto, con passione, amore, con tanta, tanta, allegria».
Poco prima delle 13 il feretro esce. Senza corteo funebre, la salma verrà cremata.
Sembra l’epilogo, invece comincia forse proprio adesso il momento più difficile. Per la famiglia, per noi tutti che aspettiamo risposte, per gli investigatori che ancora non sono riusciti a darle. Le pretende anche il presidente della Repubblica Napolitano. Ha scritto un messaggio di cordoglio. Che somiglia a un monito: «Il mio auspicio è che si riesca a far luce sull’atroce delitto e a rendere giustizia alla memoria della povera Yara».