Adesso all'Onu non hanno più nessun dubbio:gli ayatollah stanno preparando l’atomica

L'epoca dell'ambiguo El Baradei, agente Onu per il controllo della proliferazione nucleare, è finita. Secondo Le Figaro il mese prossimo la minaccia nucleare iraniana sarà documentata

La vera bomba sta per lanciarla l’Aiea. A due anni dal congedo di Mohammed El Baradei, l’agenzia Onu per il controllo della proliferazione nucleare prepara una rivoluzione. Tutto inizierà il 17 novembre con la presentazione del nuovo rapporto sul nucleare iraniano. Secondo un articolo del quotidiano francese Le Figaro, ispirato da fonti vicine ai vertici dell’Aiea, il rapporto «sarà uno dei più importanti sull’argomento» e dimostrerà, una volta per tutte, come Teheran punti solo all’arma atomica. Le fonti non chiariscono quali siano le novità, ma fanno capire che le ambiguità dell’era El Baradei appartengono al passato e che l’Aiea è decisa a tutto per dimostrare la reale consistenza della minaccia nucleare iraniana. La svolta segnala anche la definitiva affermazione del gruppo di scienziati protagonisti per anni di duri scontri con un’ex direttore generale sempre pronto a silenziare le prove contro Teheran. Questo mentre Obama ribadisce che gli Usa hanno «prove schiaccianti che l’Iran sponsorizza attività destabilizzanti».

Le prime avvisaglie della svolta erano già contenute nel rapporto dello scorso settembre,che segnalava il trasferimento di alcuni impianti nucleari nei bunker fortificati scavati nelle viscere di una montagna presso Qom. L’esistenza di quell’impianto fortificato, sfuggito per anni alle ispezioni dell’Aiea, era stata svelata nel 2009 durante una drammatica conferenza stampa congiunta organizzata da Barack Obama, Nicolas Sarkozy e dall’allora premier inglese Gordon Brown. Il rapporto di settembre segnala anche altri indizi preoccupanti. Il primo è la progressiva sostituzione delle vecchie centrifughe - fornite in origine dallo scienziato pakistano Abdul Qadeer Khan - con il nuovo modello IR 2 costruito grazie ad acciai speciali che Teheran sarebbe riuscita a procurarsi nonostante controlli e sanzioni. Proprio quelle nuove centrifughe hanno consentito, secondo l’Aiea, di incrementare il livello di arricchimento di grosse partite di uranio dalla soglia del 5 per cento, sufficiente per scopi civili, a quella del 20 per cento giustificata solo per scopi scientifici. L’arricchimento si può però ottenere con passaggi successivi e dunque l’Iran può già oggi contare su ingenti quantità di combustibile atomico facilmente innalzabili a quel livello del 90 per cento indispensabile per scopi militari. «Se l’Iran rompesse gli indugi potrebbe arrivare all’atomica in meno di sei mesi», avvertiva dopo la lettura del rapporto David Albright, un ex ispettore nucleare responsabile dell’Istituto per la Scienza e la Sicurezza Internazionale di Washington. I vertici iraniani continuano però a smentire tutto. «In Occidente parlate di noi, ma dimenticate le 400 atomiche israeliane – fa notare al Giornale l’Hojatoleslam Mohammad Tahir Rakbahr, leader di una fazione conservatrice del parlamento di Teheran – noi non solo non vogliamo dotarci di armi nucleari, ma non ne abbiamo bisogno. Le armi convenzionali ci bastano ad infliggere una durissima lezione a chiunque pensi di attaccarci».

Il riesplodere della questione nucleare iraniana segnala però uno scenario geopolitico sempre più agitato. Washington teme infatti le interferenze della Repubblica Islamica in Irak, dove è previsto il totale ritiro americano entro la fine dell’anno, e in Bahrein dove la rivolta della maggioranza sciita mette a rischio una delle più importanti basi Usa del Medio Oriente. Il presidente francese Sarkozy, protagonista di una dura politica anti iraniana conseguenza anche delle ottime relazioni con il Qatar, teme invece che il ritorno sulla scena internazionale di Vladimir Putin allontani la Russia dall’Occidente rendendo arduo il contenimento della potenza iraniana.