Ma adesso Ancelotti Sheva dove lo mette?

L’allenatore: "Il suo rendimento è legato alle motivazioni". Il vero problema sarà trovargli una posizione ideale in campo. Stasera a Napoli trofeo Birra Moretti con Milan, Napoli e Juventus

«La gestione del gruppo, a Milanello, non è mai stata un problema». Scandita dalla voce di Carlo Ancelotti, sereno e placido come nei giorni migliori, l'assicurazione vale come un auspicio. Non è la prima volta, non sarà neanche l'ultima in questo Milan dove, con la scritta sul petto «il club più titolato al mondo», si cercano emozioni di altro tipo ormai. Trasformare il club in un salotto di famiglia, per esempio. Ai tempi, che prepararono il trionfo di Manchester 2003, Ancelotti riuscì ad assemblare in uno stesso schieramento Pirlo e Seedorf, Rui Costa e Rivaldo, per poi aggiungervi Kakà senza provocare scossoni al collegio rossonero. Anzi riscuotendo, nell'anno successivo, lo scudetto, prossimo dichiarato obiettivo della gens milanista. «L'eventuale rendimento di Sheva è direttamente legato alle motivazioni» la seconda frase di Ancelotti, molto abile nel misurare le dichiarazioni in attesa della firma dei contratti che sono, nel calcio, la parte più complicata dell'operazione. Il prestito da parte del Chelsea dev'essere gratuito e lo stipendio dell'interessato ridotto di qualche milione: sembra facile.

Un amico sincero di Ancelotti ha prenotato per lui una confezione gigante di analgesici: tolgono il mal di testa. Scontato per un allenatore che deve far convivere troppe prime donne in un solo colpo. Certo, può lavorare di fino, Carletto. E per esempio retrocedere Seedorf tra i centrocampisti in modo da togliere alla folla dei «trecanti», metà attaccante, metà trequartista, un concorrente. Oppure rimediare all'assenza di Nesta e ai suoi problemi di salute oltre che al mancato arrivo di un degno sostituto, dirottando Ambrosini sulla linea dei quattro difensori. Ma questi sono mezzucci, trucchi del mestiere. Per Shevchenko, la prima montagna da scalare, a Milanello, è la condizione fisica. «Non so più se sono ancora un calciatore» la confidenza fatta ad alcuni devoti amici.

Da due anni ha smesso di giocare, di segnare e anche di correre: deve recuperare tutto, ritmo-partita, tono muscolare, la mira migliore che di certo non gli ha mai fatto difetto tenuto conto della cifra (176 gol) con cui si congedò dai suoi per volare a Londra. Per segnalare un paragone, lo Shevchenko di oggi è come il Crespo del 2005: Tognaccini, il capo dei preparatori, impiegò la bellezza di quattro mesi per rimetterlo a lucido e portarlo fino a sfiorare, con i due gol di Istanbul, la Champions league finita poi al Liverpool.

Shevchenko, per riguadagnare l'affetto e la considerazione dei sodali di una volta, non chiede un trattamento speciale. Sa di dover ripartire quasi da zero ed è convinto che con quei mostri alle spalle, Kakà e Ronaldinho, fare gol è l'ultimo dei problemi da affrontare e risolvere. Il vero tormento è trovare, con Sheva in organico, un razionale schieramento al Milan. L'ucraino, ieri sera utilizzato dalla sua nazionale contro la Polonia, ha un altro vantaggio. Fu, ai tempi, l'interprete più affidabile e concreto del famoso «albero di natale», disegno tattico a una sola punta, con due muse ispiratrici alle spalle, Rui Costa e Kakà nel 2006, Kakà e Ronaldinho nella prossima versione. Pato, anche se promette di studiare da punta centrale, non sembra possedere la bussola per l'orientamento, Inzaghi è l'arma da lucidare per certe partite, Borriello, in attesa di guarire, sta già meditando la partenza, entro gennaio prossimo, potete scommetterci. La variazione al tema fisso è costituita dalle due punte e qui Sheva non ha rivali: può giocare al fianco di Pato, con Inzaghi e persino con Borriello.

«Sono pronto ad abbracciarlo e a considerarlo il figliol prodigo che torna alla casa del padre» confessa Silvano Ramaccioni, uscito dalla prima fila, non più team manager ma accompagnatore degli arbitri per le sfide domestiche a San Siro ma sempre in grado di riconoscere la paternità di certe scelte clamorose. Il ritorno di Sheva è un vecchio pallino di Silvio Berlusconi: nessuno oserà mettersi di traverso, tranne alcuni commentatori, persino estimatori di vecchia data come Arrigo Sacchi trovano «irrazionale» la mossa. Tanto poi tocca a Carletto Ancelotti far tornare i conti.

TROFEO MORETTI - Stasera a Napoli (diretta Canale 5) ore 20.30, prima partita Juve-Napoli, poi la perdente contro il Milan.