Adesso anche Bill Gates investe sul futuro di Paloschi

Dopo il gol al Siena il giovane attaccante ha ricevuto in regalo un nuovo computer personalizzato da MilanLab con Microsoft. E domani sarà titolare contro il Livorno

E per premio un computer nuovo di zecca. Con dentro la scheda personalizzata, attraverso la quale, può entrare in rete e leggere giorno per giorno il programma di allenamento personalizzato messo a punto dai preparatori di MilanLab. Alberto Paloschi, 18 anni, l’eroe velocissimo dell’ultima domenica di felicità milanista, diventa all’improvviso uno dei protagonisti della partnership presentata ieri a Milanello da Milan e Microsoft, due grandi marchi riuniti nel nome di MilanLab, la risorsa della preparazione fisica. Alberto Paloschi fa finta di niente dopo le luci della ribalta e richieste di altre interviste, televisive e non, con appostamenti dinanzi al suo liceo per riprenderlo magari con i libri sottobraccio. E invece Paloschi si guadagna un altro giorno di assenza giustificata dai banchi di scuola e uno da titolare nel Milan, al fianco di Inzaghi e Kakà, preparandosi alla prima da titolare, domani sera, contro il Livorno, in coppia con Gilardino. «Con Pa e Pa, cioè Paloschi e Pato siamo diventati la squadra più giovane del campionato» segnala con soddisfazione Adriano Galliani. L’età stagionata dei suoi guerrieri è un nervo scoperto che questa volta può finire in archivio e trasformarsi in un pregio. «Per noi Paloschi non è una sorpresa, segna sempre anche in primavera (11 gol, ndr) e dimostra che noi del Milan non siamo contro i giovani» aggiunge dopo aver incrociato nei vialetti di Milanello un altro esponente del settore, Marzoratti che studia da difensore centrale nell’Empoli di Malesani in attesa di rientrare alla casa madre, in estate.
Sul computer, da oggi, Paloschi può trovare il suo programma di lavoro ma nel frattempo, Daniele Tognaccini, gran capo dei preparatori di MilanLab può confezionargli su misura l’identikit. I paragoni sono d’obbligo e qualche volta si sprecano. «Nel fisico mi ricorda molto Tomasson, stessa velocità e resistenza e con maggiore esplosione» il suo giudizio che s’intreccia alla perfezione con quelli firmati da Chicco Evani e Filippo Galli, gli allenatori più recenti di Paloschi, degli Allievi (vinse lo scudetto l’anno scorso) il primo e della primavera il secondo. «Insieme con Pato formano una coppia che si completa quasi alla perfezione» riferiscono i due che furono sodali nel Milan di Sacchi, il passato, e che adesso addestrano il futuro. «Per come si è presentato in campionato, Paloschi mi ricorda il primo Marco Simone» sentenzia Galliani che è sempre alla ricerca di corsi e ricorsi storici dell’era berlusconiana. Alla fine, recuperando la nota del debutto di Paloschi nell’under 17, si finisce col ricavare la sensazione che, come Pato, ci sia una specie di patto di sangue col gol. Segnò alla difesa del Catania nella sua prima a San Siro, riuscì a ripetersi in Sicilia, sempre coppa Italia, gol al primo apparire in campionato ed ecco l’altro debutto felice, gol anche nell’under 17. Come Pato, 18 anni, la trasfusione di sangue giovanissimo per il maturo Milan dei nostri giorni.
Sono appena due le raccomandazioni rivolte a Paloschi in queste ore dal Milan. Gli consigliano di esporsi poco, mediaticamente, di sbandierare con orgoglio la sua amicizia con Balotelli (scambio tenero di sms e promessa di pizze da consumare insieme per festeggiare) e di dimenticare in fretta gli applausi e l’orgia di complimenti conosciuta domenica sera. Come sostiene Mario Beretta, allenatore del Siena, alle prese con un altro 18enne promettente, Forestieri, italo-argentino, «i ragazzi hanno il diritto di sbagliare». Diritto che dev’essere riconosciuto a Paloschino a cominciare da domani sera quando tornerà sotto i riflettori di San Siro contro il Livorno e non potrà sfilare inosservato dietro la sagoma di Ronaldo, a riposo perché riconosciuto ufficialmente «fuori condizione». Potrà avvalersi di qualche “dritta” di Rino Gattuso, recupero record dopo l’acciacco muscolare di Reggio Calabria, oppure farsi dettare lo scatto da Seedorf. E fa niente se a Napoli si giocano i suoi numeri (18, gli anni, 43, la maglia e 77 il diavolo) al lotto. Del resto, far felici gli altri è diventata una piacevole missione.