Adesso anche le case si comprano a metà

Si può decidere di coabitare in alcune stanze, oppure di alzare nuovi muri

Iolanda Barera

Convivere con un estraneo? Yes please. Agli inglesi l'idea di comperare e condividere il proprio appartamento con uno sconosciuto piace. E soprattutto conviene, a fronte di un mercato immobiliare che si fa sempre più bollente: i prezzi medi delle case nel Regno Unito in dieci anni si sono triplicati: 265.000 euro (a Londra la media sale a 370.000 euro), pari a sette volte la paga media annuale. E nel 2005 le persone che per la prima volta hanno acquistato un'abitazione sono scese da 532.000 del 2002 a 320.000, toccando il minimo da 25 anni a questa parte. Il governo inglese ha promesso di aiutare 100.000 persone a comprare casa entro il 2010, ma le offerte di incentivi e facilitazioni sono di molto inferiori alle richieste. Si va diffondendo allora una soluzione alternativa: l'acquisto condiviso, il co-buying, come lo chiamano Oltremanica.
In breve sono sorte una serie di agenzie che offrono servizi per mettere in contatto i potenziali acquirenti, e del fenomeno si stanno interessando i media, dall'Indipendent alla Bbc. Internet si è subito dimostrato uno strumento essenziale, e il sito www.sharedspaces.co.uk è diventato un punto di riferimento: nato per far incontrare i potenziali coacquirenti, fornire tutte le spiegazioni necessarie e persino i contatti con avvocati e immobiliari specializzati, vanta un archivio di circa 2.500 iscritti. A frequentarlo sono soprattutto single stritolati da affitti sempre più inaccessibili e spaventati dai prezzi inarrivabili. Come Alexandra di 28 anni, che scrive: «Ho uno stipendio decente, ma non mi basta per acquistare una casa per conto mio». Oppure Alex Hobbs di 27, che molto concretamente va subito al dunque: «Mi piace la gente cortese e alla mano che parla inglese. Non sono un bullo. Amo cucinare e rilassarmi, mentre detesto fare le pulizie».
I vantaggi di coacquistare sono chiari: dividi le spese e i rischi a metà e magari comperi casa più grande e in un posto migliore. Ma come funziona il meccanismo?
La partenza è semplice: il primo passo è registrarsi al portale e quindi avere accesso alla rete degli altri iscritti e il secondo è già il contatto diretto con il possibile «compagno di avventura», che in genere avviene in modo anonimo attraverso il sito. Insomma, è simile a un'agenzia matrimoniale online, con la differenza, però, che non si sta cercando marito o moglie, ma un convivente estraneo. Certo, se ci sono interessi comuni, il tutto riesce meglio. Infatti, il 31enne «Gooner», lo dice chiaro: «Vorrei comperare casa con un individuo simile a me. Anzi, non sarebbe male se fosse un fan dell'Arsenal».
Il discorso si fa più delicato quando si arriva all'acquisto. «Nel frattempo succede spesso che i partner diventino anche amici», racconta Richard Cohn, Founding Director di Shared Spaces Limited. «Ma noi consigliamo, sempre comunque, di firmare un trust davanti a un legale per definire con precisione diritti, doveri e responsabilità di ciascuno prima di comperare: è una tutela per entrambi». Tecnicamente il diritto anglosassone aiuta. Perché consente di mettere nero su bianco ogni singolo dettaglio con una sorta di patto prematrimoniale, dove si stabilisce da quanto pagherà ognuno a cosa succede se uno dei due molla il colpo, fino a chi avrà in carico quale bolletta. Ma non solo. Oltremanica è facile ottenere un mutuo per una casa comperata in comproprietà. E, cosa fondamentale, le assicurazioni sono disposte a coprire nel caso uno dei proprietari perda il lavoro o si ammali e non sia più nelle condizioni di pagare la sua parte.
Ma la fase più complicata di tutto ciò è la convivenza. Non ci sono regole prestabilite: si può condividere tutto, oppure magari cercare una casa con tanti bagni quanti sono gli occupanti (la legge prevede che si possano stipular rogiti congiunti fino a un massimo di quattro persone). Le incognite non mancano. Basta immaginarsi chiusi nel proprio appartamentino: stanze separate, ma bagno, cucina e sala in comune con il coinquilino scelto con tanta cura. Cosa succede se lui o lei una sera su due lascia i piatti sporchi nel lavandino o i calzini nel bagno? Gemma Halpin, una donna soldato inglese, non è arrivata a questo punto: ha lasciato la sua bella e nuova casa di Newcastle alla vigilia del trasloco, perché il rapporto con la sua coacquirente era già troppo burrascoso.
Ma setacciando la rete si trovano anche storie a lieto fine. Come quella di Kate e Matt di Londra, che giudicano il co-buying la scelta più azzeccata della loro vita. E, come succede spesso per le convivenze, ci sono anche le vie di mezzo. «Siamo come una vecchia coppia: non facciamo sesso, non parliamo, ma abbiamo questo piccolo appartamento insieme - commenta Chris, infermiere di Brighton, dopo quattro mesi di abitazione condivisa con un businessman australiano -. A dire il vero è piuttosto triste, ma almeno possiedo il mio pezzo di casa».