Ma adesso anche Penati teme il re delle autostrade

Gianandrea Zagato

A Filippo Penati fa paura il «sì» di Gabriele Albertini a Marcellino Gavio. Quella disponibilità del sindaco di Milano a vendere «tutte e non meno di tutte» le sue azioni di Serravalle al socio privato è un rischio che il presidente della Provincia non vuole correre.
Sborsando 270 milioni di euro, Gavio incamera il 18,6 per cento delle quote in mano al Comune di Milano e sale (oggi ha il 12,6) al 31,2 per cento. Non bisogna essere dei geni in matematica per scoprire che l’imprenditore di Tortona con altri quattro punti otterrebbe un risultato politico-finanziario non da poco: bloccare la società autostradale concessionaria delle tre tangenziali milanesi e della A7. Ogni modifica dello statuto di Serravalle per essere deliberata avrebbe bisogno infatti della sua disponibilità, del suo assenso. E, sia chiaro, a Gavio lo statuto attuale sta più che bene: grazie anche a tutte quelle modifiche imposte dall’amministrazione provinciale per facilitarne l’ingresso.
Ragione di più, secondo fonti ben accreditate, per salire a quota 35 per cento - magari offrendo dieci e più euro ad ogni azioni in mano all’Unione del Commercio - e governare la cabina di regia di Serravalle. Ragione di più, secondo Penati, per implorare Albertini di non vendere a Gavio e rifare nuovamente un patto di sindacato.