«Adesso basta, ci vuole il pugno di ferro»

Il calcio come il G8?

Legame assurdo
Catania come Genova. Nel 2001 a morire era stato un ragazzo che assaltava una camionetta dei carabinieri con un estintore. Ieri è toccata la stessa sorte ad un poliziotto.
La differenza è però notevole. Raciti è morto facendo il suo lavoro.
Francesco Mele e-mail
A Catania il seguito

dell’ideologia del ’68
Il tifo violento non ci deve scandalizzare più di tanto. È la punta dell'iceberg che viene a galla. La violenza dei tifosi è gratuita, non può venire coperta da giustificazioni sociologiche come quella di chi manifesta per chiedere «pane e lavoro». Essa fa parte di quel fenomeno allarmante che è la perdita di controllo sulla gioventù.
Diciamocelo chiaro: sono i frutti velenosi dell'ideologia sessantottina.
Massimo Zontini e-mail
Giancarlo Moruzzi

Castel di Casio (Bo)
Violenza negli stadi:

non va tollerata
Che un uomo sia morto per una partita di pallone non è degno di una società civile. Si è tollerato per troppo tempo che lo stadio sia una specie di zona franca, dove tutto è lecito, si è giustificato troppo tifosi che non hanno nulla a che fare con la passione calcistica. Ora bisogna dare una sterzata radicale.
Gianni Mereghetti
Abbiategrasso (Mi)
Sono i poliziotti

i nemici degli ultrà
Qui si sta parlando di delinquenza vera e propria. Ormai in ogni campo vi è la consapevolezza che il nemico da «abbattere» sono le Forze di Polizia, ormai la tifoseria avversaria è quasi superflua, le statistiche parlano chiaro, la maggior parte degli incidenti sono con le Forze dell'Ordine, le tifoserie quasi non arrivano più al contatto.
Andrea Rossi e-mail
Bisogna prevenire

i pericoli
Dopo gli incidenti di Catania il Ministro degli Interni ed il Ministro per lo Sport dovrebbero dimettersi. Sospendere i campionati è inutile e ingiusto. Se si fa presidiare uno stadio con migliaia di poliziotti vuole dire che si conosce in anticipo la situazione di grave pericolo e allora bisognava prevenire, anche con misure speciali, e non attendere colpevolmente gli eventi.
Niente stop al calcio:

ma va protetto
Dopo i fatti di Catania ho trovato assolutamente assurda la decisione di fermare il calcio. Negli sport professionisti gira del denaro, c'è gente che lavora, c'è dell'indotto e per forza di cose c'è del «lucro» (altrimenti le persone come Pancalli non potrebbero essere pagate), dunque va ragionata esattamente come se fosse un'industria. A questi livelli lo sport non è un gioco.
Stefano Claudio e-mail
Purtroppo tutto

tornerà come prima
Tolleranza zero: a caldo, poche ore dopo la morte di un tutore della legge durante una partita di calcio, questa è la parola d'ordine che dovrebbe imporsi, ma dopo un po’ tutto tornerà come prima. Il «buonismo» imperante ha ormai impregnato la cosiddetta civiltà occidentale: l'immaginario collettivo ha ormai assimilato che tutto è consentito: dallo spinello all'omicidio.
Annibale Pozzi e-mail
Ma ora

bisogna agire
Fermare il calcio una domenica? Penso che si sia già riflettuto abbastanza e sia giunto il momento di passare all'azione. So che è una vana speranza. Su tutti, valga l'esempio della legge Pisanu di due anni fa che introdusse per le società il biglietto nominale. Ho sperimentato di persona il fallimento di tale provvedimento. Abbiamo una sola soluzione: pieni poteri alla polizia come in Inghilterra.
Matteo Fontana - Besozzo (Va)
Non sono tifosi

ma delinquenti
Alla luce di quanto successo in serata fuori dallo stadio a Catania, chiedo di dare voce alla verità: è ora di smetterla di chiamarli tifosi, ma delinquenti. Non ci sono altre parole.
Aldo Pineta e-mail
I club si paghino

la polizia privata
Una sola domanda: come mai devono essere le forze dell'ordine, pagate dai contribuenti, a garantire la sicurezza negli stadi? Dvrebbero essere le società a garantire la sicurezza pagando di tasca loro la vigilanza privata.
Marco Fabiano Daniele - Venezia
Il calcio ultima isola

della follia ideologica
Ma davvero l’assassinio del poliziotto è una vendetta fredda per la morte di Carlo Giuliani? Se questo legame è vero bisogna riconoscere che la vera malattia del calcio è l’ideologia. Non fermate il campionato, ma cambiate la cultura.
Antonio Aquila e-mail