«Adesso basta, se ne devono andare»

«Basta, siamo stufi. Questi romeni se ne devono andare». Esplode la rabbia nel quartiere Aurelio a poche ore dall’omicidio di Giovanni Santini, l’amministratore di condominio di 63 anni massacrato a colpi di martello, fatto a pezzi e nascosto in una valigia, probabilmente da una coppia di romeni, Andrei Gabriel e Georgeta Nikita, per un debito di poco conto. Un delitto atroce, che la donna ieri sera ha confessato di fronte al pm Antonella Nespola, e che sembra uscito dalle pagine di uno splatter-noir ma che getta la capitale in un incubo reale. «Questa gente è violenta e pericolosa - aggiunge una donna - ammazza per pochi euro. Poi se ci facciamo giustizia da soli ci mandano in galera. Questa zona è diventata invivibile. Non ne possiamo più».
C’è un capannello di gente infuriata davanti al civico 14 di via Urbano II, dove gli agenti della squadra mobile hanno trovato il cadavere dell’uomo scomparso venerdì pomeriggio. Una giovane donna si sfoga con i cronisti: «Ho paura a tornare a casa. C’è un vicolo dietro largo Boccea dove gli stranieri vengono a bucarsi, a fare la pipì davanti ai passanti. Nessuno fa niente. Siamo stanchi: basta dar loro case gratis e aiutarli». «Sono sempre loro - sbraita una signora - e dicono pure che è brava gente». Il presidente del XVIII municipio Daniele Giannini rassicura i presenti: «Sì alle ronde di volontari e a tutti i provvedimenti che aumentano la sicurezza dei cittadini. Il delitto di via Urbano II dimostra che qualunque iniziativa che vada in questa direzione è benvenuta e necessaria».
Secondo i primi accertamenti Georgeta Nikita, una cameriera di 30 anni, e il suo compagno, Andrei, muratore, erano in arretrato con le rate condominiali, poche centinaia di euro, dalla scorsa estate, quando avevano preso in affitto l’appartamento al piano terra un tempo assegnato al vecchio portinaio. Si erano trasferiti dalla zona di Casal Lumbroso e sembravano contennti della nuova sistemazione in un quartiere decoroso e centrale. Santini, uomo scrupoloso e persona perbene, venerdì ha un appuntamento con loro alle 15. Prima passa a ritirare le chiavi condominiali dal custode di uno stabile vicino. Gli spiega il motivo e gli assicura di restituirle nel tardo pomeriggio. Ma non torna a casa. I familiari si preoccupano e iniziano a cercarlo. La sua auto è parcheggiata a poca distanza, in via Caprara, ma di lui nessuna traccia. Ieri mattina i parenti tornano in commissariato per denunciarne la scomparsa. Alle 14 gli agenti della mobile si presentano davanti la porta dei romeni. Nessuno risponde nonostante i rumori provenienti dall’interno. I poliziotti, a quel punto, sfondano l’uscita posteriore. In casa i due occupanti intenti a ripulire le pareti macchiate di sangue. Appoggiata in un angolo una grande valigia. Dentro il cadavere del poveretto, chiuso in un sacco di cellophane nero, diviso in più pezzi. Non rimane che bloccare i romeni, portarli in Questura e interrogarli. La donna crolla. «Abbiamo perso la testa» le poche parole pronunciate a testa bassa davanti al magistrato e al capo della squadra mobile Vittorio Rizzi. Quanto basta, oltre alle prove schiaccianti in mano agli inquirenti, per formalizzare il fermo di pg per il reato di omicidio volontario aggravato. «In questo nuovo episodio di violenza che vede coinvolti cittadini romeni - spiega il questore Giuseppe Caruso - è importante precisare che nell’attività d’indagine altri loro connazionali stanno danno apporto determinante». yuri9206@libero.it