"Adesso basta segreti bancari" Così finisce l'era dei paradisi fiscali

Francia e Germania: "Sanzioni per chi copre gli evasori". Rotto il fronte del silenzio: Liechtenstein e Andorra cedono

Pare proprio che anche il paradiso da scrivere minuscolo, quello fiscale, sia sulla via di diventare perduto, come il ben più nobile e metafisico Paradise lost che rese immortale - se non ricco - lo scrittore e poeta John Milton, morto infatti nella miseria più nera. La novità è che due staterelli europei visibili solo al microscopio - Liechtenstein e Andorra - e che nella difesa del segreto bancario così come nella muta complicità concessa ai capitali in errabonda fuga dal fisco avevano trovato l’unico plausibile motivo di notorietà, hanno annunciato che in questa materia la musica cambierà anche da loro.
Il principato del Liechtenstein (capitale Vaduz, come si imparava a scuola) ha pubblicato ieri una dichiarazione di intenti in cui comunica di accettare gli standard di trasparenza e scambio di informazioni previsti dall’Ocse (l’Organizzazione per la collaborazione e lo sviluppo economico) in materia fiscale, precisando che d’ora in avanti sosterrà i provvedimenti internazionali in caso di mancato rispetto delle regole. Non volendo però osare ancora troppo, nella dichiarazione che ha comunque avuto l’approvazione di Sua Altezza, il Principe Alois Philipp Maria von und zu Liechtenstein, si sottolinea che il segreto bancario rimarrà ancora inviolato. Ma che non sarà comunque utilizzato per coprire la criminalità fiscale.

Molto più in là si è spinta Andorra, che insieme ai principati del Liechtenstein e di Monaco costituiva fino a ieri un’indissolubile triade nella lista nera dei paradisi fiscali. Il suo primo ministro, il liberale Abert Pintat, si è infatti impegnato a fare approvare dal governo entro il primo settembre e successivamente dal parlamento entro il 15 novembre, un progetto di legge tendente ad abolire il segreto bancario nel quadro di accordi bilaterali relativi allo scambio di informazioni fiscali. Non appena questa «rivoluzionaria» legge sarà stata approvata, ha precisato Pintat, il principato proporrà ai propri partner, e «prima di tutto alla Francia» di firmare un accordo bilaterale di scambio di informazioni fiscali.

La dichiarazione che formalizza l’impegno ha ricevuto martedì una consacrazione proprio a Parigi. Un atto storico, avvenuto alla presenza di un rappresentante del co-principe francese di Andorra, il presidente transalpino Nicolas Sarkozy, nonché del consigliere fiscale del primo ministro François Fillon. Co-principi di Andorra, sorta di enclave a cavallo tra Francia e Spagna, amministrativamente suddivisa in Parrocchie (sono sette) anziché in Province, sono infatti da una parte il capo di stato francese e dall’altro, per la Spagna, il vescovo della cittadina di Urgell.

Del resto la Francia, insieme con la Germania, ha deciso proprio ieri di inasprire la lotta a paradisi fiscali e segreto bancario in vista del vertice del G20 di Londra, in calendario il 2 aprile. Un’azione comune arrivata il giorno dopo che il Parlamento europeo ha promosso un documento in cui si vietano i rapporti con i Paradisi fiscali dichiarati fuorilegge. Parigi e Berlino, che si sono impegnate a creare un «meccanismo di sanzioni», hanno insistito con l’Ocse per ottenere una lista di quei Paesi che non si dimostrano cooperativi in materia fiscale. Nell’elenco, che l’organizzazione internazionale ha già stilato e inviato, figurerebbero una trentina di Paesi.

Era quantomeno prevedibile che le inattese iniziative di trasparenza avviate da Liechtenstein e Andorra creassero imbarazzo anche altrove. Anzitutto in Svizzera, Paese che pur respingendo l’etichetta di oasi fiscale, ha fatto da sempre del proprio silenzio tombale in materia bancaria un indiscutibile punto di forza. E infatti, come ha ammesso ieri a Berna il presidente della Confederazione, Hans-Rudolf Merz, che è anche ministro delle Finanze, d’ora in poi la situazione potrebbe farsi «più difficile per la Svizzera». Aggiungendo: «Devo analizzare le implicazioni della decisione del Liechtenstein». Poi, oggi, farà sapere.

Quanto all’Austria, che non è nella lista nera, ma che si trova sotto pressione perché ammorbidisca la difesa del suo segreto bancario, ha fatto dire a un portavoce delle Finanze di aver preso atto delle novità, ma di non voler mettere per ora in discussione la propria legislazione. Mentre per evitare guai con l’Ocse, il Belgio si è detto subito pronto a ad allentare le proprie norme sul segreto bancario.