Adesso chi presta soldi ai tedeschi ci rimette

Siete disposti a prestar quattrini, pur con la certezza di rimetterci parte del capitale? No? Bene: allora non siete tra quelli che ieri hanno accettato un rendimento sottozero all’atto di comprare un Bund tedesco a sei mesi. Succede anche questo quando la crisi del debito sovrano, le turbolenze dei mercati azionari e l’inceppamento del settore immobiliare vanno a incrociarsi con la Germania. Berlino è rifugio sicuro e cassaforte inattaccabile, corazzata inaffondabile e parafulmine finanziario: lì, senza timore, è possibile parcheggiare la liquidità. In attesa di tempi migliori. Anche se il “parcheggio“ ha un costo, ovvero un tasso di interesse negativo dello 0,0122%. Che, sommato all’inflazione, porta il rendimento ancora più sotto la linea di galleggiamento.
Ad acquistare non sono stati i risparmiatori, ma gli investitori istituzionali. Come fondi d’investimento, fondi pensione e compagnie di assicurazione. E magari le stesse banche che hanno beneficiato dei 500 miliardi di euro messi a disposizione dalla Bce di Mario Draghi per evitare il cosiddetto credit crunch, ovvero un blocco della liquidità in circolazione dai riflessi fortemente negativi sull’intero ciclo economico. Accettare tassi negativi sui Bund è una spia inequivocabile di pessimismo. Significa, infatti, ritenere qualsiasi altra mossa finanziaria troppo rischiosa. Non c’è insomma nessun beneficio di natura fiscale nello shopping di un titolo a rendimento sottozero. Lo si compra proprio perché mancano alternative altrettanto affidabili.
L’altissimo grado di incertezza sta non a caso determinando, a livello generale, quella che gli operatori definiscono «una fame di titoli di Stato quasi esclusivamente di breve o brevissimo termine». Si punta sui tre, sei mesi, massimo un anno. Scadenze più lunghe vengono invece viste con una diffidenza che può essere piegata solo garantendo tassi d’interesse molto più alti.
Nell’esito dell’asta di ieri non c’è quindi nulla di paradossale. Anche perché, giusto un anno fa, i giornali titolavano così: «Bot, asta choc». Il motivo? Semplice: nel gennaio dello scorso anno un Buono del Tesoro trimestrale aveva un rendimento negativo dello 0,08%; quello annuale dello 0,221%. Il ministero dell’Economia era infatti intervenuto con un provvedimento d’urgenza per evitare ai risparmiatori perdite in conto capitale. In caso di interessi talmente bassi da essere mangiati dall’effetto fiscale e dalle commissioni bancarie, queste ultime vengono ridotte in misura tale da non dare un rendimento negativo. Insomma, il prezzo di emissione "complessivo" di un Bot, da cui deriva il rendimento, per i sottoscrittori non deve essere tale da superare quota 100. Quell’ammortizzatore appare quasi grottesco, alla luce degli eventi che dall’estate scorsa hanno rovesciato il mondo. Dodici mesi fa l’Italia si finanziava a costo zero, oggi deve sperare di limitare i danni quando colloca titoli di Stato. Il primo banca di prova del 2012 arriverà dopodomani, quando andranno in asta Bot per 12 miliardi.