Adesso il Cio deve tradurre la tecnologia in valore

Il nuovo Cio Study Ibm ha raccolto, solo in Italia, più di 200 interviste, più della metà di Cio (chief information officer) di piccole e medie imprese. Il 68% di loro afferma che la tecnologia e il suo corretto utilizzo sono un elemento critico di successo. «Questo ha portato i responsabili It a cambiare il proprio atteggiamento e a valutare in modo sempre più attento cosa il business richiede. I Cio di maggiore successo, infatti, si dimostrano essere quelli che capiscono esattamente cosa il mercato vuole e riescono a metterlo in pratica grazie all’innovazione tecnologica - spiega Angelo Crippa, Ibm Global business service leader di Ibm Italia -; il Cio non può più essere infatti un semplice It manager, ma deve essere in grado di utilizzare le tecnologie a supporto delle strategie di business, traducendo la tecnologia in valore. In linea con gli altri Cio intervistati a livello globale, la business analytics è in primo piano anche per i Cio italiani, vista come il mezzo per confrontare le informazioni del passato e del futuro e offrire quelle analisi che aiutano a prendere le corrette decisioni. Qualche differenza col campione globale c'è: per esempio, sul tema della capacità di riuscire nei prossimi 5 anni a essere a stretto contatto con il cliente finale, le nostre aziende registrano una percentuale superiore rispetto al campione globale (75% vs 71%). Inoltre i Cio italiani enfatizzano maggiormente la necessità di “navigare” (71% vs 59%)».
Come i colleghi nelle aziende più grandi, anche i Cio delle medie imprese devono affrontare uno scenario sempre più complesso e considerano la gestione dei «Big data» un imperativo chiave, sia per acquisire nuovi elementi di conoscenza che per migliorare il rapporto con clienti e partner. L'obiettivo è investire in tecnologie come la business analytics e il data mining, per riuscire a utilizzare al meglio non solo i dati strutturati, ma anche quelli non strutturati, come video, blog, tweet. «Inoltre, anche per le imprese italiane il ricorso alla “nuvola” è una modalità d'acquisizione di servizi It in crescita. Per questo motivo Ibm ha inaugurato, nel dicembre 2010 a Roma, un polo sulle tecnologie del cloud computing a disposizione delle aziende italiane - continua Crippa -; che il nuovo centro nasca in seno al laboratorio Ibm Tivoli, aperto a fine Anni ’70, non è certo un caso. Il laboratorio è tra i cinque centri Ibm di eccellenza mondiale nello svilluppo del software, oltre un migliaio i brevetti sottomessi negli ultimi sette anni, tanto che oggi, è alla struttura del Torrino che fanno capo nove centri Ibm sparsi tra Europa, Asia e Stati Uniti, per un numero complessivo di 1.200 ricercatori».