Adesso deve fare di testa sua e in attacco affidarsi a Borriello

Ai primi di giugno Carlo Ancelotti rifiutò una proposta principesca del Chelsea che, prima di chiudere con Scolari, gli aveva offerto un contratto triennale da 7 milioni di euro a stagione. L’anno prima aveva detto di no al Real Madrid. In entrambe le occasioni fu decisivo il confronto con Galliani. Ieri s’è trovato con il vicepresidente a parlare di un Milan che non va neanche a spinta e di una fiducia a tempo. Ma le sue responsabilità sono poca cosa rispetto a quelle della società che ha portato avanti una campagna di marketing più che una campagna acquisti. Quasi a dispetto dell’allenatore. Ancelotti aveva in testa il modulo (4-4-1-1) che aveva permesso al Milan di vincere l’ultima Champions League, cioè con Kaka dietro un forte centravanti. Invece di Drogba o Adebayor, ma anche Amauri avrebbe fatto allo scopo, ha ricevuto in cambio due Palloni d’oro in disarmo: Ronaldinho e Shevchenko. Guarda caso i due sostituiti a Marassi alla fine di un primo tempo inguardabile sul piano della corsa e del temperamento. A conti fatti il tecnico si ritrova a gestire una squadra che non gli garba, e questo è il meno, ma anche difficile da assemblare. Il centrocampo non è in grado di sopportare le grandi firme che si affollano in avanti senza costrutto: sei punte, tre Palloni d’Oro, due partite, zero gol. La coperta, comunque disposta, è corta. E Kaka sta perdendo la pazienza e con essa la voglia di restare al Milan. E allora, caro Carlo, se vuoi uscire dall’inghippo, decidi di testa tua, abbandona i compromessi legati ai grandi nomi degli acquisti e manda in campo un Milan solido, redditizio, soprattutto equilibrato. Magari con un centrocampo formato da Flamini, Pirlo, Gattuso o Ambrosini e Seedorf. Più Kaka dietro Borriello. Nulla vieta che nel prosieguo della stagione Pato o Ronaldinho possano prendere il posto di Seedorf. Adesso non c’è più tempo di giocare con le figurine.