Adesso Ds e Margherita si attaccano all’Eco

Oggi Milly Moratti presenta la lista civica di Ferrante: ci sono Silvia Veronesi, figlia di Umberto, ed Enrico Corbani

Gianandrea Zagato

Per trovare un capolista c’è tempo fino alle otto di venerdì 28 aprile. Centonovanta ore o poco più per evitare che a guidare il listone prodiano siano due politici: Nando Dalla Chiesa e Pierfrancesco Maiorino. Soluzione d’emergenza, quella di sbattere i segretari cittadini di Margherita e Ds davanti a sessanta candidati. Già, Margherita e Ds vorrebbero che ad aprire la lista dell’Ulivo fosse un nome di peso, un punto di riferimento «della società civile progressista» che dia quindi corpo e sostanza a un progetto che «non sarà solo un’operazione elettorale».
Impresa non facile dopo il «no» incassato dall’economista Michele Salvati e dopo aver già depennato dall’elenchino sia il rettore della Statale, Enrico Decleva, che il sociologo Alberto Martinelli. E svanita la possibilità di far guidare il listone a un altro sociologo Guido Martinotti negli ultimi anni assai vicino alla Quercia - perché, sorpresa, alle politiche ha sostenuto la Rosa nel Pugno -, spunta l’ipotesi di Umberto Eco. Sì, proprio lui, il semiologo di fama internazionale che, qualche anno addietro, sostenne di non aver «nulla contro Silvio Berlusconi né contro i fascisti» ma di aver invece «tante cose contro gli italiani che li hanno votati». Citazione di un’intellettuale dell’Italia civile che gli stati maggiori milanesi di Margherita e Ds vorrebbero presentare come capolista di quel gruppo che, secondo Dalla Chiesa, «rimarrà in Comune e sarà l’avamposto di un disegno nazionale». L’alternativa, in caso di rifiuto da parte di Eco, è un altro docente: Gregorio Gitti, esperto di diritto privato, che è, tra l’altro, presidente dell’associazione «per il partito democratico».
Ma capolista a parte, il listone è già pronto: ventiquattro candidati in quota Ds, sedici a Margherita, due ai Repubblicani europei e il resto, diciotto, come indipendenti. Dal Botteghino arrivano in dote quattro consiglieri comunali - Marilena Adamo, Marco Cormio, Aldo Ugliano e Federico Ottolenghi - uscenti su otto, la ricandidatura di Sandro Antoniazzi e «nella logica di metterci tutto, non solo nomi noti ma la gente che lavora nel sindacato, nelle associazioni e nei quartieri» - come ama ripetere Dalla Chiesa - spuntano l’attore Moni Ovadia (indipendente) e l’avvocato Luigi Vanni, già vicepresidente della Camera penale meneghina. Ci sono poi i sindacalisti Carmela Rozza (Sunia), Franco Fedele (Cgil-Trasporti) e Aurelio Mancuso (Arcigay). Due consiglieri su sei quelli riconfermati dalla Margherita: Aurelio Spirolazzi e Andrea Fanzago, che saranno affiancati dal riformista Roberto Caputo, dall’ex consigliere regionale Paolo Danuvola, dal cattolico Marco Granelli e dal consigliere di zona Beatrice Uguccioni.
Nel listone ulivista che Maiorino promette «rivolto molto ai giovani» c’è pure Natalino Stringhini (Acli), Alessandro Miano (Movimento consumatori), Simona Peverelli (Libertà e Giustizia) e, naturalmente, il coordinatore della segreteria Ds Carlo Cerami. Candidatura che, però, potrebbe in extremis essere cancellata se per Cerami fosse garantito un posto di primo piano nell’amministrazione guidata da Bruno Ferrante.
Che, oggi, presenta alla stampa la sua «lista civica»: a guidarla è Milly Moratti seguita da Davide Corritore - entrambi competitors dell’ex prefetto alle primarie dell’Unione - e Gustavo Ghidini, presidente onorario del Movimento consumatori. Poi, un elenco di «figli di...»: da Enrico Corbani, primogenito dell’ex vicesindaco comunista Luigi, a Silvia Veronesi, figlia dell’oncologo Umberto. Certe anche le presenze di Carlo Montalbetti dei comitati di quartiere e di Guido Aghina, ex assessore che alle amministrative del 1990 fu «trombato» dai milanesi.