Adesso Fassino cambia idea: «L’Italia non è in declino»

Milano

«L’Italia non è in una condizione di declino. Piuttosto questo è un rischio». Evitabile con un’iniezione di liberalizzazione e con investimenti pubblici. Parola di Piero Fassino, ieri a Milano alla presentazione del libro Sviluppo o declino: il ruolo delle istituzioni per la competitività del Paese, curato dall’Astrid. Appuntamento che ha messo attorno a un tavolo esponenti dell’economia e della politica. Sui temi di fondo un tavolo tutto sommato bipartisan, concorde sul ruolo chiave della competitività e dello snellimento burocratico così come sulla necessità di evitare sovrapposizioni amministrative. Anche se poi ciascuno fornisce la propria ricetta. Più o meno personalmente «speziata».
Secondo Marco Follini, ex vicepremier ed ex segretario Udc, «in questi anni è stata attuata una guerra istituzionale e ora l’ascia va sotterrata riportando al centro la capacità di decidere sui temi generali». Così, dice, «abbiamo guardato agli interessi particolari e siamo diventati corporativi». E porta degli esempi: «Ogni Regione produce ogni anno più di mille leggi e ogni nuova Provincia costa 50 milioni di euro. E mentre in Francia si decide tutto in quattro e quattr’otto, noi accumuliamo ritardi». Il riferimento è alla Tav e al rigassificatore di Brindisi».
Sul fatto che più di qualcosa funzioni molto male nella macchina amministrativa concorda Francesco Rutelli, per il quale però, «se vinceremo noi, avremo tre quarti di Comuni, Province e Regioni, oltre al governo centrale. Quindi non avremo alibi per non fare la riforma della pubblica amministrazione», dice il leader della Margherita lanciandosi in una promessa elettorale. Proprio il genere di argomento che Follini, poco prima, ha invitato a evitare. «La politica faccia meno promesse - ammonisce -. Lo dico a futura memoria anche in vista del nuovo contratto con gli italiani e dell’imminente campagna elettorale, perché i prossimi non saranno anni facili». E ricorda come in Germania si sia svolta «una campagna elettorale anche aspra, in cui sono state fatte promesse, ma in cui sono anche state segnalate le difficoltà per i prossimi anni». Anni nei quali «la politica non potrà essere troppo indulgente e generosa».
E sempre per assicurare al Paese un migliore sviluppo (quello che il moderatore Ferruccio De Bortoli sintetizza come «il rapporto tra buona politica e buona economia») Fassino auspica non solo «le riforme delle istituzioni», ma anche «l’autoriforma dei soggetti politici, che in questi anni hanno agito in un sistema bipolare, ma con logica proporzionale». E citando la riforma del Titolo V della Costituzione che permette a ogni Regione un sistema elettorale diverso, dice che questo «non va, è pericoloso. Bisogna decentrare le politiche e non le regole. Altrimenti c’è un rischio Libano».