Adesso i mercati sfiduciano il G20:ecco perché crollano i mercati

Troppi nodi, diffcile trovare un accordo. Milano cede il 3,8% e lo spread tra Btp e Bund supera quota 400. L'Ocse: "Non è vero che l'Italia è troppo grande per fallire". <strong><a href="/interni/i_mercati_sfiduciano_g20_crollano_borse/01-11-2011/articolo-id=554598-page=0-comments=1" target="_blank">Sul rischio banche l'allarme di Bazoli</a></strong>: "Saranno scalate o torneranno pubbliche"

È iniziata nel peggiore dei modi la settimana che porterà al crucia­le vertice del G20, in programma a Cannes giovedì e venerdì prossi­mi. Proprio lo scetticismo montan­te sulle capacità dei leader mondia­li di trovare convergenza su una ri­cetta globale anti-crisi e sui poteri di convincimento dell’eurozona circa la validità dell’accordo sul raf­forzamento del fondo salva-Stati, ha finito ieri per mettere in ginoc­chio i mercati.

A rassicurare gli investitori non è bastata neppure l’intenzione espressa dal Fondo monetario in­t­ernazionale di potenziare le misu­re contro il contagio. Tutte le Borse sono cadute rovinosamente, con ri­bassi anche superiori al 3% in Euro­pa e del 2% a New York, dove il Dow Jones è sceso sotto quota 12mila. Ancora una volta, Piazza Affari ha indossato la ma­glia nera (-3,82%). La causa è la soli­ta: i crolli dei bancari, che continuano a soffrire in parte degli obblighi diricapitalizza­zione cui do­vranno sotto­s­tare per rispet­tare i ratios pa­trimoniali im­posti dall’Eba (l’authority del credito a livello europeo); e in parte delle rin­novate tensio­ni s­ui nostri tito­li di Stato. Il pic­co di 410 punti toccato ieri dal­lo spread Btp­bund e i rendimenti del decennale italiano saliti al 6,181% mostrano che la febbre resta alta, nonostante nuovi interventi della Bce.

Difficile peraltro arginare la sfi­ducia. I mercati continuano a nutri­re dubbi sulla capacita dell’Italia di far fronte agli impegni presi con l’Europa. Provvedimenti, quelli delgoverno,chesono«chiaramen­te positivi »e vanno«nella giusta di­rezione », ha sottolineato il segreta­rio generale dell’Ocse, Angel Gur­ria. Ma,al tempo stesso,il capo eco­n­omista dell’Ocse Pier Carlo Pado­an invita a «non scherzare col fuo­co. Non è vero che l’Italia è troppo grande per fallire: è un gioco trop­po pericoloso e non vero». In que­sto momento, i titoli del made in Italy scontano comunque anche le difficoltà che sta incontrando il nu­mero uno dell’Efsf, Klaus Regling, a convincere cinesi e giapponesi a comprare i bond del fondo salva-Stati. Non essendo ancora ben deli­neati i meccanismi per alzare a 1.000 miliardi di euro la potenza di fuoco del firewall , la prudenza di Cina e Giappone non è censurabi­le. Pechino ha comunque assicura­­to ieri sera di voler offrire un «soste­gno attivo »all’Europa.Resta da ve­dere come si concretizzerà l’ap­poggio del Dragone che dispone di 3 .200 miliardi di dollari di riserve valutarie, di cui il 20% è già investi­to in euro, e che potrebbe investire tra i 50 e i 100 miliardi.

Nell’ultimo Outlook,l’Ocse par­la di incertezze «cresciute dram­maticamente negli ultimi mesi» e prevede una crescita inferiore al 4% sia quest’anno (3,9%), sia il prossimo (3,8%). L’organizzazio­ne parigina considera «essenzia­le » che il G20 vari le «riforme strut­t­urali per aumentare la crescita po­tenziale »e invita l’eurozona a«im­plementare pienamente e con de­cisione le misure annunciate lo scorso 26 ottobre».

Le premesse per esaudire i desi­derata Ocse non sembrano però es­serci.

Prima del summit di Cannes, Barack Obama incontrerà Nicolas Sarkozy e Angela Merkel, per una trilaterale che potrebbe anche irri­tare i vertici della Commissione Ue, “bypassati“dall’iniziativa Usa. Molte le incognite dunque che restano sul tavolo: oltre alla crisi del debito europea, nel conto va messa la politica fiscale Usa, la fles­sibilità dello yuan e la rinnovata ri­chiesta che Berlino farà sull’intro­duzione della Tobin tax malgrado le recenti bocciature che la Merkel ha dovuto incassare sulla proposta di tassare le transazioni finanzia­rie da parte di Usa e Gran Bretagna.