Adesso l’Udc ha fretta di eleggere il segretario

«Casini in corsa come premier? La strada è ancora aperta»

Fabrizio de Feo

da Roma

L’Udc scalda i motori in vista del Consiglio nazionale convocato per designare il successore di Marco Follini e preparare la strategia politica per lo sprint pre-elettorale. Il quadro è ancora frammentato e in via di definizione. Ma nella riunione - che con ogni probabilità si terrà il prossimo 27 ottobre - si punterà al bersaglio grosso, ovvero alla nomina di un vero e proprio segretario e non alla semplice indicazione di un reggente. Per statuto occorrono i tre quarti del Consiglio nazionale per eleggere il nuovo numero uno del partito. Pertanto con una grande prova di compattezza e una indicazione pressoché univoca il partito di via Due Macelli potrebbe disinnescare il rischio di un congresso a pochi mesi dal voto. Al di sotto di quella soglia, ovvero con la semplice maggioranza relativa, diventerebbe, invece, obbligatorio convocare le assise congressuali per nominare il nuovo segretario.
I candidati in pole-position al momento sono soprattutto due: Mario Baccini e Mario Tassone. Ma non è escluso che possano entrare in corsa anche Carlo Giovanardi e Rocco Buttiglione, anche se quest’ultimo già riveste la carica di presidente e non sembra particolarmente tentato dall’upgrading. È chiaro, poi, che quando Pierferdinando Casini deciderà di rientrare nell’agone politico l’incarico di segretario spetterà di diritto a lui. Ma non è detto che le ambizioni del presidente della Camera passino necessariamente da via Due Macelli, come fa notare il ministro Giovanardi.
«È scontato che non solo Casini è il leader che ci accompagnerà alle elezioni ma è anche candidato a guidare uno schieramento più ampio: la sezione italiana del Ppe» dice il titolare dei Rapporti con il Parlamento. Giovanardi esprime anche un augurio: «Che Follini abbia il ruolo di un parlamentare che si impegna per il partito e, naturalmente, che possa appoggiare il leader che guiderà l’Udc in campagna elettorale, cioè Casini. Non credo, inoltre, che sia già scritto chi sarà il concorrente di Prodi a primavera, l’ipotesi di Berlusconi al Quirinale, Fini alla guida della Cdl e Casini come candidato premier del centrodestra è una strada ancora aperta». Il ministro modenese spazza via anche un’ipotesi circolata nelle ultime ore: quella di una lista unica con il partito di Silvio Berlusconi. «Non è il momento di parlare di federazione visto che la nuova legge elettorale consentirà a ogni forza politica di presentarsi con il suo simbolo e con i suoi candidati». La strada della lista unica sarebbe, invece, molto gradita dal segretario della Dc Gianfranco Rotondi che vedrebbe bene il suo partito all’interno di una «forza federativa ispirata al Ppe». Il parlamentare irpino, fuoriuscito dall’Udc in polemica con l’ex segretario, sconsiglia poi a Casini di prendere il posto di Follini. Il motivo? «Che senso avrebbe sciupare l’uomo nuovo della politica italiana alla guida di un partitino del tre per cento?» si chiede Rotondi.
Se nella mente dei dirigenti udiccini c’è soprattutto la strategia da tracciare per il futuro immediato, il pensiero di molti corre anche alle accuse lanciate da Follini nel momento dell’addio e nei successivi sfoghi giornalistici. In particolare Rocco Buttiglione torna su alcuni concetti che evidentemente hanno aperto ferite umane, ancor prima che politiche, difficili da rimarginare. «L’Udc non è un partito allo sbando. Si tratta di strumentalizzazioni che vanno respinte con grande energia» dice il ministro dei Beni culturali. «Il segretario dell’Udc - avverte - non lo indica Berlusconi, ed è del tutto fazioso presentare le dimissioni di Follini come il risultato di un suo diktat. La verità è che a molti è sembrato che il proporzionale fosse la risposta per il rilancio della coalizione. Per questo convintamente l’abbiamo votata. Follini ha ritenuto che non fosse sufficiente, e ha dato le dimissioni».