Adesso l'Europa chiude le porte agli stranieri I muratori? Se sono immigrati niente visto

In Francia dimezzate le professioni che danno diritto al permesso di soggiorno. E altri Paesi corrono ai ripari: Spagna e Olanda pronti a respingere anche i comunitari di troppo. Non servo0no più neppure informatici, ma vetrai e falegnami

Autodifesa. Difficile definirla in altro modo. Anche se qualcuno adesso comincerà a parlare di sciovinismo, razzismo e quant'altro. Resta il fatto che la Francia dalle «generose" grandi aperture agli immigrati (tranne quelli che vi arrivano, passando per l'Italia, vi ricordate le tensioni al valico di Ventimiglia?), la Francia che, ogni due per tre, dà lezioni di buone maniere all'Italia, ha deciso di cominciare a chiudere un po' di porte e un po' di finestre in faccia agli extracomunitari, in cerca di un lavoro regolare Oltralpe. La misura, ventilata già dalla primavera e tradotta in legge ieri, prevede una drastica riduzione, da 30 a 14, del numero di mestieri aperti ai non europei, che danno diritto al permesso di soggiorno. Le restrizioni più importanti riguardano l'informatica e l'edilizia. Giusto per fare un paio d'esempi: i muratori e i capi cantiere non saranno più ammessi, mentre restano in gioco, anche per gli immigrati, altri lavori come la vendita a distanza, la lavorazione del legno e del vetro, la chimica farmaceutica, la manifattura di prodotti elettrici ed elettronici.
In buona sostanza, lo scopo «ufficiale» è quello di mantenere accessibili quei mestieri per i quali resta difficile trovare candidati tramite gli uffici di collocamento (che contano oggi in Francia 4 milioni di iscritti) ma l'altro obiettivo, nemmeno tanto recondito, resta quello di ridurre il numero di permessi di soggiorno (circa 20.000 nel 2010), concessi per motivi di lavoro. Un piano ben preciso, che rientra nella politica del governo di tagliare l'immigrazione legale portandola da 200 mila a 180 mila persone all'anno. La «stretta», anche se esclude gli immigrati già residenti in modo stabile in Francia ed i Paesi, come la Tunisia ed il Senegal, con i quali la Francia ha accordi specifici in materia di flussi migratori, ha già sollevato polemiche. L'opposizione l'ha definita «una mossa politica in vista delle presidenziali del 2012», ma non è un mistero che la destra di Nicolas Sarkozy stia facendo della politica dell'immigrazione, legale e no, il cavallo di battaglia della campagna. Il ministro degli Interni, Claude Gueant, ha infatti più volte ribadito di voler ridurre il numero degli immigrati «legali», che entrano in Francia per lavoro, studi o per raggiungere la famiglia mentre per quanto riguarda i clandestini, ha annunciato nei giorni scorsi 17.500 espulsioni nei primi sette mesi del 2011. C'è da aggiungere che la Francia in questa manovra di «autodifesa» non è sola. É ancora fresca la brusca retromarcia, innescata dalla Spagna che, sempre «per motivi di sopravvivenza», dati i livelli allarmanti della disoccupazione nel Paese, ha ottenuto il via libera della Commissione europea e potrà quindi bloccare alla frontiera gli immigrati rumeni in cerca di occupazione. É la prima volta che nell'Unione viene adottato un provvedimento che limita in questo modo la circolazione dei lavoratori tra Stati membri. La preoccupazione iberica si era già manifestata il 22 Luglio, quando Madrid aveva annunciato limitazioni per i lavoratori del settore agricolo, impegnati nelle attività stagionali. Solo sei giorni dopo, il 28 luglio, il governo Zapatero ha notificato a Bruxelles la richiesta di poter sospendere anche l'ingresso di tutti i lavoratori rumeni e per tutti i settori, considerata la grave crisi occupazionale (il tasso ha raggiunto il 21% contro il 9,9% della media dell'Eurozona e il 9,4% dell'Unione) e Bruxelles ha dato il permesso. Se è vero che quasi un giovane spagnolo su due è disoccupato è anche vero che quella dei rumeni in Spagna è la comunità che più continua a crescere: dal 2006 i rumeni presenti sono quadruplicati, e solo nel 2010 ne sono arrivati 33 mila. Oggi più di 300 mila residenti rumeni pagano i contributi sociali e 50 mila ricevono un sussidio di disoccupazione.
E, per concludere, un altro segnale di forte preoccupazione è arrivato nei giorni scorsi anche dalla placida e multi culturale Olanda che ha affidato a Henk Kamp, ministro per gli Affari sociali e il lavoro, un improvviso ultimatum per rimandare a casa con decreto d'espulsione, i polacchi ospiti nel Paese, ma disoccupati da più di tre mesi: «Dobbiamo sbarazzarci degli immigrati che non sono capaci d'integrarsi ma pretendono di vivere a lungo qui da noi», ha tuonato Kamp. Della serie: pochi giri di parole, ma un giro di vite.