«Adesso li tengano in carcere»

Enza Cusmai

da Milano

Professor Caffo che ne pensa dell’operazione «fiori nel fango»?
«È un segnale molto positivo. Si è sviluppata una sensibilità comune che in passato non esisteva. Il grande problema, al di là della buona volontà degli investigatori e delle segnalazioni, resta la raccolta delle prove».
Ma adescare ragazzini vicino un campo nomadi non è già una prova schiacciante?
«Spesso non basta. Molte volte abbiamo visto mettere pedofili in libertà nonostante prove incontestabili. E questo a causa di cavilli giuridici che gli avvocati dei pedofili sfilano dal cilindro, così, delicate indagini diventano carta straccia».
Bisogna allentare questi cavilli?
«Bisogna raccogliere elementi certi che in giudizio possano inchiodare alle loro responsabilità le persone coinvolte. La qualità delle indagini è fondamentale. E sull’inchiesta che si è chiusa a Roma è stato fatto un ottimo lavoro. Ma è solo la punta di un iceberg».
C’è molto sommerso nella prostituzione minorile?
«Nel nostro Paese entrano tanti piccoli clandestini, settemila a giugno del 2005, che vengono sfruttati da una rete criminale per accattonaggio e prostituzione. Arrivano dalla Slovenia, dalla Romania, Bulgaria, Marocco e Tunisia. Sono accompagnati da adulti che non sono i loro genitori».
La prostituzione di bambini italiani esiste? E dove?
«È una realtà più marginale riscontrata nelle grandi aree urbane, legata a una forte povertà».
Questa retata solleva ancora una volta uno spaccato inquietante della società italiana. Chi sono questi mostri?
«Sono insegnanti, imprenditori, persone benestanti irreprensibili che possono mascherarsi in molti modi e hanno avvocati molto preparati che li difendono».
Un caso di pedofilia che ha sorpreso anche lei?
«Un insegnante di 30 anni ha abusato di quasi tutti i bambini di una classe per due anni senza che nessuno si accorgesse di nulla. Era un modello per tutti.
Ma i pedofili chi sono?
«Dei perversi con un disturbo mentale grave, sono persone spesso giovani con comportamenti abbastanza normali nei confronti dell’altro sesso ma che hanno degli interessi particolari che poi degenerano».
Lei pensa che la nostra legislazione sia troppo permissiva?
«I pedofili tendono a ripetere la situazione anche a distanza di molto tempo. La perversione resta per tempi lunghi o anche per tutta la vita. Quindi bisogna stare attenti ai permessi premio e libertà condizionata. Queste concessioni rischiano di farli entrare ancora in contatto con i bambini».