Adesso al liceo la storia la insegna Giuliano Giuliani

(...) gruppo «Lanterna Rossa», movimento di contestazione autodichiaratosi «studentesco-operaio», con ovvie parentele con la sinistra extra parlamentare. A loro il compito di indottrinare i ragazzi durante l'autogestione. Anzi, pardon: «le tre giornate di didattica alternativa», come sottolinea a più riprese il vicepreside Santino Mele. «Un modo per unire e rendere produttive le giornate di assemblea studentesca, visto che i ragazzi di solito non partecipano nemmeno».
La copertina insomma è diversa ma il contenuto è lo stesso. Tra le mura della succursale di Sestri Ponente del Lanfranconi ci tengono a mettere i puntini sulle «i». «Non si tratta assolutamente di un'autogestione. Qui non comandano i ragazzi. Abbiamo messo insieme tutte le giornate di assemblea d'istituto e le abbiamo dedicate a queste lezioni alternative che sono completamente sotto la nostra supervisione». E infatti sotto il totale controllo dei professori, con tanto d'autorizzazione firmata dai genitori, sono 300 i ragazzi presenti in totale nella palestra scolastica, su circa 350 alunni in totale, ad ascoltare le parole dei prescelti chiamati ad indicare le linee della contestatissima riforma. Un mese per programmarla con l'aiuto del comitato dei liceali, rappresentanti degli studenti e professori. E la tre giorni, slittata un paio di volte per esigenze organizzative, ha preso il via ieri mattina. Dovevano esserci anche i giovani dell'Unione Studenti Medi, col compito ingrato di raccontare ai liceali i risvolti della riforma che «metterà in ginocchio il mondo dell'istruzione». Ma all'ultimo momento un impegno improrogabile, misto a qualche voce di corridoio circa un ritardo e diverse coincidenze ferroviarie perse, ha impedito l'arrivo degli attesissimi universitari. Poco male, nel frattempo i ragazzi del Lanfranconi si tengono occupati. Chi come i ragazzi più piccoli, quelli del biennio, cooptati da un attenentissimo cineforum nell'ambito del quale «L'onda» è quasi il film più pertinente (per il resto si spazia da «Radiofreccia», che è anche bello ma con la protesta studentesca non c'entra niente, fino a «L'undicesima ora» che tratta argomenti metereologico-apocalittici). Agli altri è andata pure peggio, accalappiati dall'implacabile comitato organizzatore in una discussione senza vie d'uscita, nella palestra al piano terra, su una serie di tematiche che spaziano dal cambiamento climatico, alla fuga dei cervelli, alle carenze di fondi per le scuole. E si finisce in men che non si dica a parlare di gite. Anche perché i professori che, nelle parole del vicepreside dovevano supervisionare il dibattito ed innescare il confronto, si guardano uno con l'altro appoggiati alle pareti dell'aula. E lasciano la parola ai ragazzi seduti su tanti tappetoni da ginnastica, ipnotizzati fino alla narcolessia dalla rappresentante d'istituto che muove con parole (tragicamente) sue critiche alla politica scolastica del governo. E schiera gli illustri invitati della tre giorni di protesta. Primo tra tutti Giuliano Giuliani, attesissimo ospite del sabato mattina studentesco, chiamato a parlare da un «punto di vista oggettivo» delle vicende del G8. Senz'altro il più adatto. L'idea, al pur presentissimo collegio dei docenti, non era però stata neppure ventilata. A smentire la possibilità di un intervento del padre di Carlo Giuliani è il prof. Mele che sale sul palco, accolto a suon di sbadigli, per annunciare che «no,non è certamente possibile l'intervento dello stimatissimo Giuliani, una figura simbolo che sarebbe interessantissimo poter ascoltare. Ma m'impegnerò personalmente a riorganizzare un dibattito con lui presente alla prossima tornata di autogestioni». E poi, come aggiunge lo stesso a margine: «non è un problema il personaggio. Abbiamo già invitato anche Don Gallo, quindi...».Già. Sarà per la prossima volta. E magari al prossimo giro si ricorderanno anche di garantire una pluralità d'informazione. Forse.