Adesso la magia fa il pienone in teatro

Trasversale per età e interessi ma accomunato da curiosità, passione e una «cultura» del genere, acquisita con anni di spettacoli d’eccellenza, che lo rende un fine quanto esigente intenditore. Anche in materia di sogni e illusioni. È così, secondo l’ideatore e organizzatore Remo Pannain, il pubblico romano di Supermagic, festival della magia giunto alla sesta edizione - quest’anno commentato da Claudio Sorrentino - che, con il sottotitolo «Mondi di illusione», da domani al primo febbraio, riunirà al teatro Olimpico i più noti nomi della scena internazionale. A guidare il pubblico tra gli incantesimi - ma non i trucchi: il backstage è blindato per tutelare «la meraviglia» - sarà un alieno, interpretato da Sergio Bustric, che dello show è anche regista. Giunto sulla terra, più precisamente sul palco di uno spettacolo di magia, Bustrix - pseudonimo marziano dell’attore - conoscerà l’arte della magia, nelle sue sfaccettature e performance. Sul palco si alterneranno la manipolatrice Juliana Chen, prima donna e prima cinese a vincere il campionato mondiale di arte magica, il duo di illusionisti ucraini Double Fantasy, il ventriloquo - il primo nella storia del festival - Samuel, il prestigiatore Mirko Menegatti, Tony Chapek con un mix di magia, comicità e videoarte e l’illusionista Gaetano Triggiano, ora in tour mondiale diretto da Serge Denancourt, regista del Cirque du Soleil. Senza dimenticare i nomi «storici» del festival, Pannain e Cerchietti. Artisti distanti tra loro per disciplina e provenienza, riconosciuti come i migliori nel proprio settore. Perché il pubblico non accetterebbe nulla di meno. «Supermagic è un marchio di qualità per la gente - spiega Pannain -. È l’unica occasione per vedere in Italia artisti di tale bravura. Chi ci segue, e lo spettacolo fa sempre il tutto esaurito, ormai sa riconoscere il livello di un’esibizione e qui pretende sia altissimo». Nato sei anni fa, quasi per gioco, dal desiderio di Pannain di tornare a esibirsi - nel quotidiano è un avvocato - il festival ha riscosso subito un grande successo, cresciuto poi nel tempo grazie al tam-tam degli spettatori. La magia per chi vive nella Capitale sembra essere una necessità. «C’è bisogno di magia - per Pannain - e, più ancora, di prendere consapevolezza di essere magici. Ognuno di noi lo è e ha il potere di vivere una vita felicissima, ma, spesso impedisce alla sua forza di manifestarsi». A separare la curiosità dalla passione e, in taluni casi, dalla carriera, sembra essere solo un colpo di bacchetta. Sono sempre di più, infatti, i romani che seguono corsi per diventare, o almeno sentirsi, «magici». «Il modo migliore per imparare - dice Tony Binarelli, responsabile italiano di International Brotherhood of Magicians - è iniziare da autodidatta, poi iscriversi a un circolo e seguire corsi. Chi intende farne un mestiere deve affiancare alla magia lezioni di ballo e lingue, perché il mondo dello spettacolo oggi richiede una preparazione a ampio spettro».
«Chi vuole partecipare ai corsi - spiega Andrea Turchi, presidente del circolo Ring 204, presso l’hotel Domitilla, in via delle Sette Chiese 280 - sostiene un colloquio, segue incontri e dopo un anno fa un esame. Su richiesta diamo lezioni private». Il Club Magico Italiano-Lazio, in via La Spezia 83, propone corsi di vari livelli, in cicli da dieci incontri, divisi per età e specialità. «È in atto una riscoperta della magia pure da parte dei giovani - dice il presidente Franco Silvi - Attualmente ne seguiamo venti tra 12 e 22 anni. La disciplina più amata è la manipolazione».
Per testare passione e talento, intanto, si può navigare in rete, dove si trovano facilmente web-lezioni e maghi pronti a dare «ripetizioni». Di illusione e fantasia.