Adesso Murdoch si fa salvare dal suo "italiano" Ecco Tom, il manager che ha capito il Belpaese

Silurata Rebekah la rossa, lo Squalo chiama Mockridge a Londra. Per il suo posto a Sky è corsa a cinque: Cioli e Labianca &quot;a tempo&quot;, Scrosati,Zappia e Raynaud in corsa. <strong>Il ritratto <a href="/esteri/il_manager_che_ha_capito_belpaese_lingua_parte/16-07-2011/articolo-id=535177-page=0-comments=1" target="_blank">Il manager che ha capito il Belpaese</a></strong> di <em>Maurizio Caverzan</em>

A Sky Italia, ieri, era il giorno dell’orgoglio perché a sbrogliare la più colossale, intricata e maleodorante matassa di cinquant’anni di impero dove non tramonta mai il sole, quello di Rupert Murdoch, hanno chiamato il fondatore e gestore della creatura italiana: Tom Mockridge. Gongolano nella sede di Santa Giulia a Rogoredo. Cinquantacinque anni, neozelandese con moglie italiana ma poche parole tricolori nel vocabolario, Mockridge in Italia è stato l’uomo dei record. E ora sarà lui a salire sulla tolda della News International, a lui il compito improbo di prendere il timone del Titanic prima dell’urto con l’iceberg. Tolda sulla quale nessuno più balla da quindici giorni a questa parte. E anzi, c’è chi tende l’orecchio per timore del tintinnio di manette. Intanto «la rossa» Rebekah Brooks ha finalmente sloggiato dopo le parole del principe saudita Al Walid (secondo azionista di News Corp con il 7%), che ne ha chiesto la testa, e «lo Squalo» ha iniziato la sua rimonta formale (con pubbliche scuse sui giornali e incontri toccanti) e sostanziale (ha preso l’irreprensibile Mockridge e lo ha piazzato dove il dente doleva e gli iceberg erano ormai a pochi metri). Mockridge che, oltre a garantire 5 milioni di abbonati e tutto il resto, deve aver ben formato anche «i suoi» visto che a reggere l’impero Sky Italia (mentre la famiglia si prenderà il tempo di scegliere il successore) sono stati lasciati proprio due italiani: Laura Cioli e Domenico Labianca. Ed è evidente che un’azienda che spende dieci miliardi di euro in otto anni (è questo l’investimento di Sky Italia), e poi si prende il suo numero uno per sistemare le magagne del gruppo, non ha alcuna intenzione di mandare la portaerei a schiantarsi. Per questo a Santa Giulia gongolano e per questo a Santa Giulia, per il momento, le cose vanno bene così. Per il momento. Perché la storia delle aziende insegna che il capo dev’essere uno solo. La poltrona del re, è una sola. E se fino ad ora i «pulcini» (l’età dei nomi papabili che circolano in queste ore va dai 39 ai 47 anni) hanno pigolato all’unisono sotto l’ala della chioccia Mockridge, chissà se il coro continuerà inalterato e senza stonature anche adesso. L’afflato proseguirà tra i preferiti di Tom?
Normale che sullo scranno possano pensare di accomodarsiin pianta stabile «i reggenti». Domenico Labianca è il capo del finance di Sky dalla fondazione; Laura Cioli guida il marketing, le vendite, i rapporti con i clienti, la tecnology (ed è anche il guardiano della concorrenza a Mediaset). Ma intanto loro sono stati scelti assieme a simboleggiare collegialità, e la poltrona è appunto una sola...Poi c’è Jacques Raynaud, capo franco-tedesco di sport e pubblicità, uomo (bellissimo, peraltro...) di diritti tv ma con poca esperienza italiana, e Andrea Scrosati, giovane (ha 39 anni) alla guida di cinema e intrattenimento, stimatissimo nell’ambiente ma troppo utile al prodotto e in Sky da soli tre anni. Il quadro italiano (degli aspiranti) si potrebbe completare con il ritorno in Italia di Andrea Zappia, già capo del marketing e poi dello sport, da un anno e mezzo uno dei numeri due di BskyB (marketing, vendite, progetti strategici e settemila dipendenti), ma visti i temporali che si addensano sull’emittente inglese, l’ipotesi che Zappia possa muoversi dall’altro «braciere» appare assai improbabile.
Tanto bisognerà attendere. I tempi di decisioni della famiglia Murdoch (attanagliata da ben altre urgenze) in merito al definitivo ad di Sky Italia saranno medi e non istantanei. E forse alla fine non sarà un italiano a sedere sul quel trono. E forse non sarà neppure un uomo esterno a News Corp. Ieri a Santa Giulia gongolavano e facevano bene a gongolare. Mockridge chiamato in salvataggio per questo «casino» è una specie di attestato, di laurea sul campo. Però la storia delle aziende insegna che ogni volta che il gioco delle poltrone torna in auge, sono in tanti a ballare: gli aspiranti e quelli in quota agli aspiranti. Con tutto ciò che, in qualsiasi azienda (anche in quella dove non tramonta mai il sole), questo comporta: le mail, i veleni, le alleanze d’opportunità, i sorrisi di circostanza e le inevitabili delusioni. Per poi magari scoprire, un giorno, quando il Titanic sarà ormai lontano dagli iceberg, che l’amico (o il nemico) non era nemmeno quello che vagava per i corridoi della gongolante sede di Santa Giulia.