«Adesso un’opposizione durissima»

Alessia Marani

«Veltroni? Lo aspettiamo in Campidoglio per rendergli la vita difficile». Dopo il voto, le riflessioni. E Gianni Alemanno, ex ministro per le Politiche Agricole del governo Berlusconi, pensa già al futuro: «Sarò in consiglio comunale», dice. E a chi gli chiede se tornando indietro sarebbe pronto a ripresentarsi, replica sicuro: «Non mi tiro mai indietro. Certo che lo rifarei e temo che lo rifarò». Ma non prima di avere messo a punto alcune «correzioni». È un’analisi lucida e critica quella che Alemanno delinea all’indomani della sconfitta, ragionando ieri nella sede del suo comitato elettorale di via Barberini con i giornalisti, il collega di partito e coordinatore regionale, Francesco Aracri, Beatrice Lorenzin per Forza Italia, la leader di Alternativa Sociale, Alessandra Mussolini e i capolista Poselli e Francesco, rispettivamente di «Amore per Roma» e «Forza Roma, Avanti Lazio». «Le amministrative ci insegnano innanzitutto quanto sia importante il radicamento nel territorio - dice Alemanno -. E la Cdl deve riflettere sul fatto che quando non entrano direttamente in gioco i suoi leader, non riesce a tenere il campo». «Qui a Roma - continua - s’è sentita la mancanza di Berlusconi. In Sicilia e a Milano c’è stato il suo effetto trainante. Invece nella Capitale abbiamo assistito al crollo di Forza Italia. Una caduta verticale che ha fatto venire meno molti voti e che non si sarebbe verificata se lui si fosse presentato come capolista».
Sono tre i punti da cui far ripartire la «ricostruzione» della Cdl nella Città Eterna secondo Alemanno: periferie, comunicazione e società civile. Quelle stesse periferie dove più forti sono i disagi e dove più evidente è la latitanza dell’amministrazione e che pure non hanno saputo esprimere il proprio dissenso da una gestione spesso inadeguata. Qui il problema è «organizzare un’opposizione reale che venga percepita dai cittadini», come ha ribadito la Lorenzin, lidense doc di quel XIII municipio (Ostia, Casalpalocco e Acilia) considerato roccaforte della destra e pure caduto in mano all’ex delegato del sindaco per il litorale, il diessino Paolo Orneli. Un’organizzazione che non può ripartire senza sufficienti capacità comunicative. E la proposta di Alemanno (giornalista pubblicista e fondatore della rivista «Area») è quella di mettere su una sorta di «laboratorio di comunicazione». Come a dire: «È inutile fare una battaglia per conto di chi, a volte, neppure la percepisce». Ed ecco la «società civile», la stessa che, magari, domenica scorsa ha preferito una gita al mare alle urne. Se i conti tornano («Il calo dei votanti è quello che domina - sostiene ancora Alemanno - noi neghiamo che ci sia stato un plebiscito, solo il 39,33 per cento degli aventi diritto ha votato di fatto per il sindaco Veltroni») c’è da chiedersi come mai «non si riesca - a dirla con le parole dell’ex ministro - a organizzare il consenso quando non è in gioco un tema ideologico, quando non è in ballo un’opzione di carattere nazionale». «Per questo - aggiunge - è necessario individuare strumenti nuovi che consentano di veicolare le nostre idee e dare vita a un rapporto più profondo con la società civile e la cultura. Serve una maggiore presenza sul territorio perché non si può passare dal un 46 per cento al 37 per cento come quota complessiva nel giro di due mesi». Insomma, la mobilitazione dell’elettorato non c’è stata. Chi doveva «spingere» per sostenere la candidatura non l’ha fatto fino in fondo. Ed è lontano il ricordo delle piazze piene per «Fini sindaco» del ’93. Un serbatoio d’entusiasmo che da allora, in tredici anni nell’aula Giulio Cesare, non ha saputo «sfondare».
Alemanno non trascura l’ipotesi «partito unico». «Ma - precisa - è un discorso che deve riguardare Alleanza Nazionale, Udc e Forza Italia e se non ci sarà la Lega non me ne dispiacerò». Ancora, a proposito della lista unica: «Si è arrivati troppo tardi a convergere su un unico candidato sindaco. Non voglio mettere il carro davanti ai buoi, non dico nemmeno che il partito unico sia la soluzione, ma ci vuole una discontinuità col passato, con quale strumento ancora non lo so». Sulla «collegialità e maggiore unione tra le forze» punta anche Alessandra Mussolini per cui Alemanno è «la prima pietra in questa direzione». Si ricomincia.