Adesso il Pd cerca l’unità su Facebook

Trecento giovani hanno discusso sul social network come superare la guerra di correnti, poi si son dati appuntamento in carne e ossa<br />

Ma che gli tocca fare, ai democratici, nell’era del web. Del resto. Se è su Facebook che il leader Walter Veltroni, con qualcosa come 5mila “amici”, punta per aumentare il tasso di democraticità interna del partito, come recita uno dei primi gruppi di discussione cui si è iscritto, e se è vero, come hanno denunciato spesso gli iscritti, che nelle riunioni reali più che discutere si subiscono le decisioni dei vertici, allora l’unica via per recapitare un messaggio al segretario è quella di partire da lì, dal social network. Capita così che un gruppo di 300 giovani e forti abbiano creato un gruppo per tentar di uscire dalle secche della guerra interna di correnti che, dai veltroniani ai dalemiani passando attraverso un labirinto di ex Ds ed ex margheritini, da mesi, anzi da subito, sta uccidendo il partito appena nato. Due settimane di discussione e poi eccoli darsi un appuntamentoin carne e ossa dopo quello virtuale. Genova, auditorium di palazzo Rosso, a una stanza dal consiglio comunale in cui siedono “la sindaco” ex Ds Marta Vincenzi e i litigiosi eletti. Obiettivo: dire «Io sto col Pd» e non con questa o quella corrente. Presenti tutti i membri della community che hanno aderito all’appello. «Nessuno schieramento - ha detto Matteo Bianchi, uno dei membri del gruppo “base - qui non esistono né dalemiani né veltroniani perché se la discussione ha avuto un senso su Facebook è stato questo: niente particolarismi, nessuno steccato, solo un’indicazione al partito. Bisogna che cambi, che ritrovi entusiasmo, deve smetterla di essere una somma di correnti». Fra i presenti anche un leader nazionale come Lorenzo Forcieri, il senatore e rappresentante della vecchia guardia,che l’ha messa così: «Se l’incontro di oggi scongiurerà il pericolo di dare vita ad un’ennesima corrente, se rimarrà fedele allo spirito che l’ha generato, allora il Pd potrà contare non su di una fragile stampella, ma in una forza concreta e rigenerante». Il tentativo di mettere il cappello anche sul web? Non sia mai: «Oggi a Palazzo Rosso c’ero anch’io perché da sempre, nonostante non faccia ancora parte del popolo del social network, sono un convinto sostenitore di molte delle istanze portate avanti dagli aderenti al progetto “Io sto con il Pd». Perché, ovvio: «Dobbiamo tornare al progetto originario, caratterizzando il Pd come il soggetto politico in grado di rispondere al grande bisogno di innovazione di cui il nostro Paese ha bisogno e che la profonda crisi che investito il mondo occidentale ci richiede. L’attuale situazione di difficoltà si risolve accentuando questi processi di innovazione dando vita ad vero partito nuovo nella cultura politica, nei programmi, nelle forme organizzative, nella selezione delle classi dirigenti». Ma c’è già chi maligna: è nata una nuova corrente, quella di Facebook.