Ma adesso Piazza Affari fa i conti con la «spagnola»

da Madrid

«Costruttore vende appartamenti perché non può pagarne il mutuo». Quest’annuncio è apparso pochi giorni fa su vari giornali spagnoli, con il disegno di un uomo impiccato. L’avviso era vero: schiacciato dall’ipoteca, il costruttore di un blocco di villette a schiera sulla spiaggia della Costa Brava si è deciso a chiedere ai compratori solo l'anticipo e il pagamento mensile della rata che lui doveva alla banca, al posto di quella ben più alta prevista per il compratore, con uno sconto di 26mila euro su 250mila.
Casi come questo sono all'ordine del giorno in Spagna, e rappresentano la realtà di un Paese passato, in un anno, da locomotiva d’Europa ad accelerato che occupa l'ultimo posto nella lista dei 27 per occupazione, con una percentuale di disoccupati che - secondo Morgan Stanley - sta per toccare il 12%. È infatti successo che l'edilizia, un settore che in Spagna pesava molto più che in altri Paesi (9% del Pil), ha chiuso un boom più che decennale con un atterraggio bruschissimo. Sparse per il Paese, ci sono circa un milione di case nuove invendute. Nel giro di un anno circa il 70% delle agenzie immobiliari hanno chiuso i battenti e si calcola che entro il 2009 saranno circa un milione i posti di lavoro persi nel settore. Ora l’Ocse prevede che la crescita iberica rallenterà dal 3,8% dell’anno scorso, al 1,6% di questo, per situarsi sull'1,1% nel 2009. E l’inflazione, al 5%, frena i consumi ed erode i salari.
Così la locomotiva spagnola ha lasciato a piedi anche le società italiane accorse a investire nella penisola iberica per cavalcare il boom economico. Gruppi editoriali come Rcs, Mediaset, o De Agostini; colossi della grande distribuzione come Autogrill; ma anche una società come Enel, che ha lanciato la più grande operazione della sua storia rilevando Endesa, fanno i conti con il «virus» spagnolo. O, secondo le parole di Antonello Perricone, ad di Rcs, con la «brutta crisi» che attanaglia il Paese.
Le prime avvisaglie della nuova brutta aria che tira sono arrivate all’editoria sotto forma di riduzione della pubblicità. Rcs ha appena investito, lo scorso anno, 1,1 miliardi di euro (al lordo di oltre 200 milioni di debiti) per l’acquisto del Grupo Recoletos, che si è aggiunto così a Unedisa - editore di El Mundo e già del gruppo da anni - sotto l’ombrello di Unidad Editorial. I bilanci del ramo spagnolo di Rcs-Rizzoli non si riprendono però dal colpo dell’acquisizione. Non li aiuta l’andamento negativo della pubblicità, che in Unedisa ha fatto registrare un meno 8,7% nel primo trimestre e che non sembra abbia possibilità di migliorare a breve termine. Perricone ha già reso noto al direttore de El Mundo, Pedro J. Ramirez, che ci saranno tagli ed è probabile che riguarderanno anche i dirigenti dell’intero nuovo gruppo editoriale.
Meglio non va alle televisioni. Telecinco (controllata da Mediaset al 50,13%) e Antena3 (controllata per il 42,62% dalla joint venture tra De Agostini e Planeta) hanno perso quasi la metà del loro valore di Borsa in un anno. Sembra che se Antena3 fosse rimasta dentro l’Ibex35 (indice delle migliori 35 imprese spagnole), adesso sarebbe il peggior titolo assieme a Telecinco. Anche in questo caso la colpa è da attribuirsi alla minor pubblicità e alla paura della recessione. La scorsa settimana, Credit Suisse ha rivisto negativamente le previsioni di beneficio per azione delle due televisioni nazionali: meno 19% per Antena3 e meno 15% per Telecinco.
In tutti questi casi la «spagnola» ha contagiato la capogruppo in Piazza Affari: Rcs e Mediaset, che sono quotate, hanno pagato con un forte ribasso dei titoli, che gli analisti imputano in gran parte alle avventure madrilene: Rcs dall’inizio dell’anno ha ceduto il 45% del suo valore, Mediaset il 36 per cento.
Nel settore energetico c’è grande aspettativa per vedere come procederà la co-gestione di Endesa, controllata da Enel (67%) e Acciona (25%). Enel è entrata nel mercato spagnolo con un’Opa da 40 miliardi, che da un lato si è riflessa sulla propria posizione debitoria, dall’altro ha lasciato aperti i problemi di governance che rischiano di rendere meno agile la gestione in terra di Spagna. E nella grande distribuzione c’è anche Autogrill, padrona del gruppo Aldeasa, che ha puntato molto sulla Spagna. E la super inflazione iberica ha un peso di non poco conto sul calo del 33% delle quotazioni del titolo dal gennaio scorso.