Adesso Prodi si inventa anche le pensioni part-time

Mentre Padoa-Schioppa chiede la riforma, il presidente del Consiglio lancia l’idea di un’uscita morbida dal mondo del lavoro. Chi vuole lasciare l’occupazione in anticipo sarà penalizzato. Stoccata a Montezemolo: "L'economia rallenterà nel 2007? Vedremo"

Roma - «Andare in pensione adagio». Traduzione: età di pensionamento flessibile, con incentivi per chi resta al lavoro e disincentivi per chi decide di ritirarsi prima del tempo. Romano Prodi conferma la strategia del governo sulla delicata questione delle pensioni, incurante del fuoco di sbarramento del sindacato - in particolare della Cgil - e della sinistra radicale della sua maggioranza. «Cominceremo a discuterne in gennaio - conferma Tommaso Padoa-Schioppa alla Camera - con l’ipotesi degli incentivi».
In un lungo intervento (più di un’ora) a Radio anch’io, il presidente del Consiglio delinea il dopo-Finanziaria: non parla di «Fase due», ma di interventi sulle pensioni e per favorire la crescita dell’economia. Prodi conferma la priorità della lotta all’evasione fiscale ed afferma: «La Finanziaria va cambiata, deve ritornare ad essere una legge di bilancio, non un treno dove salgono tutti».

In pensione «adagio». «Dobbiamo rendere conveniente restare al lavoro, ma ognuno deve poter fare una scelta libera: se uno decide di andare via presto, per lui sarà più sconveniente». Così il premier spiega il meccanismo degli incentivi, e dei disincentivi, che il governo pare orientato a inserire nella riforma delle pensioni. Secondo Prodi, bisogna «lavorare di più, ma con libertà», ad esempio con un’uscita graduale, «un part time». Se poi si decide di lavorare più a lungo, «bisogna poterlo fare». Il Professore rivela di aver già discusso di queste proposte con gli imprenditori. Dovrà però scontrarsi con l’opposizione di parte del sindacato e della sinistra radicale. «Possiamo accettare gli incentivi, ma i disincentivi rappresentano una vera e propria tassa iniqua, che decurterebbe pensioni già basse», ribatte il ministro della Solidarietà Paolo Ferrero, che ricorda: «Gli operai di Mirafiori ci hanno votato per abolire lo scalone Maroni, e basta».

Le perplessità di Rifondazione sono le stesse della Cgil: «Nessuno scambio fra generazioni o rimescolamento di diritti per fare cassa», avverte il segretario confederale Morena Piccinini. Dopo i fischi di Mirafiori, il sindacato di Epifani procede con i piedi di piombo e anche il ministro del Lavoro Cesare Damiano è prudentissimo: chiede, con insistenza, che il governo si presenti al tavolo previdenziale con una «posizione chiara e unitaria».
Alle industrie 7 miliardi. Prodi ritorna sulla polemica con Confindustria sulla Finanziaria, e non è davvero tenero con Montezemolo. Al presidente di Confindustria il premier ricorda che «mai una Finanziaria aveva dato tanto alle imprese, 7 miliardi di euro».

Quanto alla possibile discesa in campo nella politica di Montezemolo («mai dire mai», ha detto il presidente degli industriali), Prodi fa spallucce: «Non so se mi candiderò io alle prossime elezioni... E non ho idea se Montezemolo si candiderà, dipende da lui. So solo - aggiunge - che abbiamo dato aiuto alle imprese con generosità, esponendoci anche a critiche. La Confindustria poi ci ha criticati, è un suo diritto. Ma io concordo con quanto ha detto Padoa-Schioppa (“Confindustria si è espressa come un partito”, ndr): è un giudizio politico. E poi - si chiede - l’economia rallenterà davvero nel 2007? Vedremo».

Finanziaria da cambiare. Prodi ammette che sarebbe stata sufficiente una Finanziaria da 15 miliardi per mettere a posto i conti, «ma un governo di centrosinistra non può accettare l’incremento delle disuguaglianze», e inoltre voleva puntare allo sviluppo. «Non ci sono tasse aggiuntive - assicura, con un bel po’ di disinvoltura -, ma certo ci aspettiamo 8 miliardi dalla lotta all’evasione. Se recuperiamo un terzo dell’evasione, il Paese è a posto».

«Bugie a ruota libera», commenta secco il capogruppo di An al Senato, Altero Matteoli. Sulla confusione che ha caratterizzato la manovra, Prodi accetta i rimproveri del presidente Napolitano. «Con Padoa-Schioppa abbiamo già discusso di come modificare la Finanziaria per farla ritornare ad essere una normale legge di bilancio. Per farlo dobbiamo cambiare i regolamenti per quanto riguarda le altre leggi». E conclude: «In questa fase, io non ho problemi nell’essere impopolare, ma voglio governare, e se uno governa bene, dura». Appena addentato il panettone, il Prof pensa già alla colomba.