«Adesso regaliamo sorrisi ai bambini»

È una malattia che leva il sorriso di bocca ai bambini, letteralmente. Si chiama labiopalatoschisi e deforma il volto dei piccoli con conseguenze pesanti. Per combatterla è nata «Smile train», che negli ultimi anni ha realizzato missioni umanitarie in una decina di Paesi. E gli Stadio hanno deciso di aiutarla con una serata benefica, in programma domani nella sala Sinopoli dell’Auditorium. «È giusto fare il possibile perché questi bambini ritrovino la normalità», afferma Gaetano Curreri.
Sarà la vostra seconda data capitolina del 2009.
«Cercavamo un buon motivo per tornare qui e ne abbiamo trovato uno ottimo. Questa è una città importante per noi, è quella che ci ha amato per prima, che ci segue da quasi 30 anni. Forse è dipeso dalle nostre collaborazioni con Carlo Verdone».
Il tour riprende il nome del vostro ultimo disco, «Diluvio universale», su cui c’è anche la firma di Vasco Rossi.
«Sì, Vasco ha scritto il brano che dà il titolo all’album, una canzone piena di intelligenza e poesia. Siamo partiti dall'amore per raccontare le paure, i disagi e le angosce di questi tempi difficili, in cui la gente non riesce a guardare al futuro con fiducia».
Che scaletta avete preparato per domani?
«Strada facendo ci siamo accorti che c’era bisogno di recuperare qualcosa dal passato. Per esempio abbiamo rimesso dentro Swatch, un pezzo scritto con Guccini che parla dello scorrere del tempo. È una canzone che dice che da ogni situazione si può uscire senza paura».
E gli Stadio, in quasi 30 anni di carriera, hanno mai avuto paura che calasse per sempre il sipario?
«Fino all’89 il nostro gruppo era una porta girevole, la formazione cambiava di continuo. Poi siamo rimasti i cardini, io e Giovanni Pezzoli. È un po’ come nel basket: finché reggono il pivot e il playmaker non c’è nulla da temere. Siamo riusciti a raccontare storie serie ma in modo giocoso, semplice. Così la nostra musica suona come come un bicchiere d’acqua fresca quando si ha sete».
Lei la definisce «pop-rock d’autore». Cosa intende?
«Siamo gli unici a coniugare l’anima rock con la canzone d’autore. Ci consideriamo un laboratorio in cui chiunque può dare il suo contributo. Non a caso abbiamo collaborato con Fossati, Carboni e Guccini».
Avete trovato eredi degni?
«Penso che i Negramaro possano essere quelli giusti. Hanno fiuto, progettualità che oggi manca alla musica italiana, almeno a quella che passa in tv, dove tutto è calcolato, pilotato, studiato a tavolino».
Info e biglietti: 06.84242799.