«Adesso la Rm/C dovrà risarcire il dirigente silurato da Marrazzo»

Dai giornali, nel luglio del 2008, Antonio Paone aveva saputo di essere stato «dimissionato» dalla Asl Roma C dove ricopriva la carica di direttore sanitario dal 2005. La Asl in questione era stata commissariata a seguito di un’inchiesta penale su un presunto appalto truccato e Paone - peraltro mai sfiorato dall’indagine - venne allontanato nonostante tutti gli organi aziendali fossero stati prorogati con legge regionale fino al giugno del 2010. L’11 settembre 2008 al suo posto venne nominato Paolo Palombo. Il direttore amministrativo, invece, rimase al suo posto, nonostante il commissariamento fosse stato disposto per motivi amministrativi e non per irregolarità sanitarie.
Paone non si è mai arreso di fronte all’ingiustizia di quella decisione. Oggi raccoglie i frutti della sua battaglia legale: il Tribunale del Lavoro, infatti, lo scorso 13 novembre ha condannato la Asl Rm C a reintegrarlo nell’incarico di direttore sanitario e a risarcirlo dei danni subiti per i mancati stipendi e dei danni non patrimoniali. In tutto la Regione dovrà versargli oltre 100mila euro. «Questa sentenza - commenta l’europarlamentare Alfredo Pallone, vice coordinatore regionale del Pdl nel Lazio - rappresenta la pietra tombale su tutta la gestione della sanità laziale di questi cinque anni. Marrazzo infatti ha preferito impegnare tempo, risorse ed energie per sistemare gli amici nei posti chiave della sanità piuttosto che progettare le riforme necessarie per ridurre il deficit spaventoso della nostra regione. Questo tentativo ha dato origine ad un pasticcio giuridico, da noi ribattezzato “spoil system all’amatriciana”, che ha prodotto nel corso degli anni danni enormi per l’intera collettività». Il giudice ha ritenuto fondato il ricorso di Paone. Rimuovendo il dirigente, il commissario ha violato la legge regionale n.18/1994, secondo la quale il direttore sanitario e quello amministrativo restano in carica durante il commissariamento dell’azienda. Non è stata rispettata neanche la legge n.14 del 2008, che prevede la proroga fino al giugno del 2010 dei direttori sanitari e amministrativi per assecondare il ripianamento dei debiti delle aziende sanitarie. E qui la questione ruota intorno ad un gioco di parole: la Asl sostiene che il testo definitivo della disposizione è stato modificato prescrivendo che i direttori generali «possono procedere» alla proroga dei contratti, il Tribunale sottolinea che il testo della norma pubblicato sul Burl reca il verbo all’indicativo, «procedono». Comportamento poco trasparente quello della Regione, sottolinea il giudice, che appena ricevuta la diffida di Paone si è «precipitata a rettificare il testo della legge». «La sentenza del Tribunale - osserva ancora Pallone - ci parla di una Regione che ha operato per anni nella piena discrezionalità, mandando via ottimi professionisti dalla carriera esemplare come Antonio Paone, che aveva sempre raggiunto gli obiettivi affidatigli dall’azienda, e in piena violazione delle leggi regionali». Il Tribunale entra nel merito anche della legge regionale - poi bocciata dalla Corte Costituzionale - che prevedeva, come alternativa al reintegro dei direttori sostituiti illegittimamente, il pagamento di un indennizzo. «È trasparente - osserva il giudice - l’intento della Regione di impedire in via assoluta la reintegra dei direttori generali decaduti, ostacolando l’esercizio del potere cautelare del Consiglio di Stato».